Il progetto: Case Famiglia
Il grave problema dei ragazzi soldato prima, ed ora dei bambini provenienti dai campi profughi in via di smantellamento e senza una famiglia su cui fare affidamento, ha trovato nelle Case famiglia una soluzione adatta per ridare ai giovani un tetto, una mensa, un sostegno per la scuola, un apprendistato per i primi passi nel mondo del lavoro.
La Casa Famiglia offre soprattutto quell’affetto ed interesse personale difficilmente reperibili in qualsiasi istituzione pubblica.
Per questo il Centro di Lakka (un ex Centro turistico sulla costa occidentale della penisola di Freetown) è un porto di arrivo, di rifugio, un Centro di smistamento e di ricerca di una struttura familiare dove il ragazzo/a, senza propri legami naturali, possa trovare la possibilità di reinserimento in una società in via di ricostruzione dalle devastazioni di una guerra civile che per dieci anni ha seminato rovine e lutti.
A questo ambiente affluiscono gli aiuti inviati come "adozioni a distanza". È un sussidio economico che non va direttamente alla persona adottata, ma alla soluzione di un’emergenza: cure mediche, scuola. È una preziosa collaborazione che fortunatamente trova cuori aperti anche in Italia e che non crea dei privilegiati fra gli adottati, ma incoraggia le famiglie del luogo che adottano (quasi sempre numerose, povere e con altre bocche da sfamare) a fare del loro meglio per ridare la speranza a chi è stata rubata o ingiustamente negata. Il Movimento Case Famiglia sta lavorando con bambini in particolari necessità, fin dal 1985.
Dal 1997 ha rivolto la propria attività specialmente alla rieducazione di bambini soldato. È un lavoro portato avanti in associazione con l’Unicef e sotto l’egida del Ministero delle Opere Sociali. Il Movimento è fortemente radicato nella Comunità di base, con la quale porta avanti il suo lavoro che si articola su Case Famiglia che fanno capo al Centro di Accoglienza s. Michele: è una struttura che è riuscita a riunificare centinaia di bambini profughi o ex combattenti. Contemporaneamente provvede un’accoglienza alternativa al Centro di s.Michele, per quei bambini che non possono essere reintegrati nelle loro famiglie.
L’Accoglienza Alternativa si articola su quattro aspetti di convivenza: adozione, Case Famiglia, apprendistato, autogestione.
Il Centro di Accoglienza s. Michele, Lakka, può accogliere 250 bambini. Tutte le strutture sono già in luogo. I bambini sono trattenuti nel Centro solamente per il tempo necessario per una rieducazione per permetta loro un reinserimento nella società civile. Purtroppo un numero rilevante non può essere reinserito nella propria famiglia per motivi vari: la famiglia non esiste, la famiglia non li vuole, il villaggio li rigetta.
Dall’aprile del 1999 al luglio del 2000, sono passati per s. Michele più di 2.000 bambini. La maggioranza è stata riunificata o posta in Accoglienza Alternativa. Una delle lezioni imparate in questi anni di lavoro è stata la necessità assoluta di coinvolgere la Comunità locale nel programma. Anzi, di più, devono sentirsi parte del programma. Sono invitati a visitare il Centro e ad esprimere le loro opinioni.








