Operatori di fraternità in Mozambico
La Fraternità di Piombino ci relaziona sul Mozambico. "La prima testimonianza è quella di fare una vita "insieme": due preti e due famiglie con figli che, prima di ogni "fare", vogliono essere discepoli del Signore…".
Scriviamo noi, i responsabili del Centro Fraternità Missionarie, reduci dalla visita alla Fraternità di Chibututuine in diocesi di Maputo (Mozambico). Abbiamo scritto questa relazione nei giorni seguenti all’attentato terroristico in America, lo scorso settembre, con il cuore colmo di amarezza per quello che è successo e per le risposte che si vogliono dare nel segno della forza ad ogni costo, di altra violenza. Si usa la parola apocalisse come sinonimo di "catastrofe" e non di "rivelazione" come sarebbe invece più esatto. Anche attraverso questi fatti il Signore vuole rivelarci qualche cosa e chiamarci tutti a conversione.
Ci auguriamo, e potremmo aiutarci per questo nella preghiera reciproca, che ciascuno nella realtà in cui vive sia aiutato a riflettere e a discernere i passi da percorrere per essere operatore di pace e di fraternità in questo momento storico.
La prima cosa che ci ha colpito, a due anni dall’altra visita, è la ricostruzione degli edifici dell’antica missione completamente distrutti dalla guerra. il tutto è molto semplice e sobrio, ma la sensazione che si prova è di armonia e dignità, piccolo segno esterno di quelle relazioni nuove che la Fraternità vuole vivere seguendo le orme di Gesù.
La prima loro testimonianza è quella di una vita insieme: due preti e due famiglie con figli che, prima di ogni fare, vogliono essere discepoli del Signore, tessitori con Lui di una vita rinnovata, fraterna, capace di perdono e di accoglienza reciproca. Una vita di comunione interna, dunque, che proprio perché sperimentata fra loro nella gioia e nella fatica, si apre subito alla comunione con la gente del luogo e diventa missione che annuncia la Buona Notizia di Gesù e si fa solidale con le fatiche, le speranze, i bisogni della gente per una vita più umana.
Tutti, compresi i figli, piccoli e grandi, ognuno con il suo ruolo e il suo servizio, contribuiscono alla testimonianza comunitaria. Al nostro arrivo era in atto fra loro, in verità, un certo conflitto, normale in ogni convivenza umana; e proprio iuesto li rende credibili, facendoli non persone super, ma gente comune, che però vuole continuamente superare "da cristiani" i propri limiti, con le modalità proposte da Gesù.
Constatare questo ci ha fatto un gran bene e ci ha dato una volta di più la consapevolezza di essere, anche noi missionari, dei peccatori perdonati gratis, abilitati ad essere ovunque persone di dialogo, di incontro, solidali e fraterne con tutti. Abbiamo incontrato cristiani pieni di gioia di vivere e di valori, ricchi di senso della festa e del prendere la vita come realmente è, con le sue luci e le sue ombre, le sue potenzialità e i suoi limiti. Grande lezione dei poveri, soprattutto, quando l’autentico senso religioso informa la loro vita.
Tutto il lavoro di annuncio e di pastorale la Fraternità lo porta avanti in comunione con il cammino della diocesi di Maputo: e il vescovo, card. Alexandre dos Santos, ci ha richiesto un’altra presenza simile per nuove zone pastorali che si apriranno nella periferia della capitale, in quartieri affollati e impegnativi. Vedendo le sfide della situazione e pensando all’urgente bisogno di porre oggi gesti di dialogo e di amicizia, vorremmo rispondere positivamente all’invito e presto, ma si rinnova la scena descritta in Isaia 6, 8.
Il Signore domanda: "Chi manderò? Chi sarà il nostro messaggero?". Speriamo di sentire anche oggi da qualcuno la stessa risposta del profeta: "Sono pronto, manda me!".
- p. Carlo ed Emma.








