Dopo le feste cosa rimane?
Anche quest’anno le feste sono passate! Sembra che i tempi diventino sempre più difficili per chi, nella semplicità, vuole vivere e celebrare la sua fede. È risaputo che in molti ambienti la parola Natale unita a Gesù Cristo è diventata quasi un tabù. Per questo motivo, per il cosiddetto rispetto umano, per non offendere la sensibilità di qualcuno, o per il politicamente corretto, si parla genericamente di feste!
Ci possiamo chiedere: “Ma è la festa di chi, o di cosa?”; cioè “per quale motivo facciamo festa?”. Perché altrimenti si rischia di fare una festa… senza avere un festeggiato!
Abeti, luminarie, decorazioni, nastri e festoni, proiezioni laser, mercatini e caldarroste, giostre e piste di pattinaggio sul ghiaccio, zampognari e concerti, recite, cenoni e cene di lavoro, panettoni e torroni, tombolate e tante attività e proposte ci indicano che viviamo un momento particolare, che i giochi di luci e le melodie coi campanelli rendono ancora più magico. Ma sono sempre più numerosi quelli che, alla domanda “cosa festeggiamo?” non sanno dare una risposta, o ne danno mille diverse.
Si direbbe che stiamo perdendo sempre più il centro e il cuore della festa del Natale, cioè la nascita di Gesù, il figlio di Dio, nel nostro mondo. Di fatto, in televisione o sui giornali, sono rare le pubblicità dove si intravede un presepe! Fortunatamente, in tante case e in tante piazze, specialmente nei paesi, è rimasta la bella tradizione di allestirli. In alcuni paesi questa tradizione si esprime attraverso le sacre rappresentazioni, oppure con il presepe vivente che coinvolge tante persone, grandi e piccoli, giovani e meno giovani. In alcune parrocchie resiste ancora l’iniziativa del concorso dei presepi. Sono tante modalità diverse per celebrare in modo visibile quell’evento straordinario che ha segnato la storia dell’umanità e che, almeno in occidente e nella maggior parte del mondo contemporaneo, segna ancora oggi lo scandire del tempo: la nascita di Gesù. Noi siamo nell’anno 2025 dopo Cristo.
L’allestimento del presepe ha dato ali alla fantasia e alla creatività di tante persone che hanno cercato di rappresentare la nascita del Signore Gesù in tanti modi diversi: chi cercando di ricostruire il paesaggio e i costumi del Medio Oriente di 2000 anni fa, chi rappresentando la nascita del Messia all’interno della loro realtà e della loro storia, chi raffigurando la nascita del Salvatore all’interno dei drammi e delle guerre del mondo contemporaneo. Il tutto attraverso le espressioni artistiche più varie: chi con la scultura del legno o della pietra, chi attraverso la ceramica o il vetro soffiato, altri ancora con composizioni fragili come la sabbia o il ghiaccio, o la carta o la paglia intrecciata; interessanti le composizioni fatte con materiali di recupero e riciclati, o con i sassi, la lana, le foglie, le cortecce, le conchiglie...
Tutta questa fantasia e creatività, spesso realizzata nel nascondimento, nel silenzio e per la gratificazione personale, ruota intorno al mistero di un Dio che si fa uomo: una realtà che da sempre stupisce, meraviglia e affascina la mente e la riflessione di tante persone, e poi fa mettere in moto le mani.
Chi ha avuto la fortuna di girare un po’ il mondo, o almeno di visitare una mostra di presepi missionari, si sarà reso conto di come l’avvenimento del Natale, che viene rappresentato in modalità diverse, insiste su un elemento comune molto significativo: Dio che si fa uomo assume la nostra umanità, la nostra carne, il nostro ambiente, il nostro stile di vita, la nostra fragilità… cioè si fa davvero vicino, amico e compagno di strada nell’ordinario quotidiano.
E allora non è blasfemo rappresentare la natività all’interno di una capanna africana o di un igloo esquimese, allestire il presepe sopra una fragile barca di pescatori, o tra i macchinari di una fabbrica, o su un vagone ferroviario oppure nelle corsie di un ospedale.
Sono queste le espressioni più belle della riflessione intorno al Natale perché indicano che ne è stato colto il messaggio essenziale: quello di un Dio che entra nella nostra umanità, la assume totalmente, si fa compagno di gioco e di lavoro, di fatica, di lotta e di speranza. Un Dio che non ha avuto paura di farsi chiamare Emmanuele, Dio-con-noi; un Dio che è stato, e continua ad essere, oggi, il Dio-con-noi.
Anche noi Saveriani di San Pietro in Vincoli abbiamo voluto ricordare a tutti quelli che ci avvicinano, magari anche solo per fare una passeggiata nel viale che conduce verso la nostra casa, che per noi il cuore del Natale è il Signore Gesù che diventa uomo, si fa uno di noi. Per questo, nel nostro parco, p. Ivano Marchesin, con l’aiuto di alcuni amici, ha allestito un bel presepe: la capanna di Gesù con Maria e Giuseppe; il tutto sovrastato dalla stella.
Con la sua luce una stella ci aiuta ad orientarci quando a volte capita di perdersi nel buio della notte. Questo vuole fare il Signore Gesù, offrendosi ancora al mondo di oggi come il Dio vicino che riaccende sempre e ovunque la speranza.







