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I missionari Saveriani celebrano annualmente due feste: il 5 novembre, nel ricordo del Fondatore S Guido Maria Conforti, e il 3 dicembre, giorno in cui si celebra il patrono San Francesco Saverio.
A Tavernerio il 3 dicembre, per la tradizionale Giornata di spiritualità sacerdotale, si sono riuniti diversi amici della comunità, fedeli e presbiteri. Erano presenti il sindaco della città ed il vescovo di Como.
L’Eucarestia è stata il cuore dell’incontro ed il cardinale Oscar Cantoni ha donato a tutti un’importante omelia. “Qual è il carisma dei Saveriani?”, ha chiesto in apertura. La risposta giunge da una semplice frase che i Saveriani ripetono sovente: “Che Gesù sia conosciuto ed amato da chi ancora non lo conosce e non lo ama”.
La missione che il Fondatore aveva sognato per noi era la Cina. Infatti, nel 1552 era rimasta la missione incompiuta da Francesco Saverio morto a 42 anni sull’isola di Sanchian a qualche chilometro dal grande impero. Conforti desiderava che i suoi figli portassero a compimento il sogno del Saverio.
“Oggi, i luoghi dove si svolge la missione dei Saveriani” - ha detto il Cardinale - sono quelli in cui il Signore è ignorato, perseguitato e dove la società pensa di poterne fare a meno; se le persone infatti conoscessero la profondità dell’amore di Dio tutto sarebbe diverso”.
Di fronte all’allontanamento dei nostri contemporanei mons. Oscar ha proposto qualche soluzione:
1. mantenerci fortemente uniti come comunità; 2. vivere lo stile di mitezza e di mansuetudine, con segni di bellezza che affascina, unità che sorprende, solidarietà che commuove, capacità di dialogo senza essere chiamati; 3. vivere lo Spirito di fede che ci fa vedere Dio operante nella storia di oggi, attraverso di noi, artigiani di pace, di unità, di giustizia, di misericordia, di consolazione e di dolcezza.
Ecco il modo di vivere il Vangelo che attira le persone attraverso una curiosità: “Ma come fanno a vivere così? Dobbiamo conquistare le anime attraverso la nostra santità, prima della dottrina, laddove santità significa pienezza di umanità”.
Mi piace riassumere il Messaggio evangelico riportato dal Cardinale attraverso la celebre frase di Vittorio Arrigoni ucciso a Gaza nel 2011: “Restiamo umani è un invito a ricordarsi della natura dell’uomo. Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, dalle longitudini, a una stessa famiglia che è la famiglia umana”.
Questa è l’eredità che san Guido Conforti ci ha lasciato e che in un freddo giorno di dicembre abbiamo celebrato.






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