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Gesù Risorto ci sostiene Notizie dal Congo in guerra

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Habari gani? Quali notizie? È il saluto in Kiswhahili. Dopo quattro anni di guerra il Paese soffre penuria di beni essenziali. La sofferenza della popolazione è indicibile, ai limiti della sopportazione. I responsabili dei vari centri abitati si lamentano del problema della mancanza di soldi per curarsi, per pagare i salari degli insegnanti, per comprare sementi. Si lamentano della mancanza di cibo, per l'insicurezza nei campi dovuta alle incursioni di soldati, banditi e partigiani, alle violenze nei villaggi per i furti e i pedaggi.

La gente fugge dai villaggi della foresta per evitare la violenza cieca delle bande armate in lotta tra loro, e va a cercare sicurezza e protezione nelle città controllate dai vincitori. In tempo di pace nei villaggi c'era il necessario per vivere, grazie alla fertilità del terreno e le piogge. Ora la produzione agricola che permetteva la sopravvivenza è crollata per l'insicurezza del lavoro, i prezzi dei prodotti in città sono aumentati per la scarsità.

Si soffre la fame, causata dall'impossibilità di lavorare i campi in pace e di trasportare i prodotti in città. Qualche camion arrivava una volta al mese anche nei villaggi più lontani per portare mercanzie e trasportare l'olio di palma e qualche sacco di riso o fagioli secchi in città. Le medicine che arrivavano al dispensario dalla città guarivano le malattie curabili per chi aveva soldi per comprarsele, ora scarseggiano anche in città; i bambini non vengono più vaccinati. I villaggi sono diventati località isolate, come fossero abbandonate da Dio e in balia delle forze ostili che fanno sopravviver e solo i più forti quasi come nella selezione naturale.

Ora si vive nascosti nella foresta, lontano dalle piste percorse dai soldati. I villaggi della foresta erano località abbastanza felici; nei mercati dei grossi villaggi era venduta la carne macellata di una o due mucche al mese, e qualche capra o maiale cresciuto allo stato brado. Oggi i grossi animali sono scomparsi dalla circolazione, perché hanno sfamato le truppe di passaggio o le varie bande. Soprusi ed angherie sono avvenute anche in città, ma la società civile e l' opposizione pacifica frena i militari che controllano gli angoli delle strade.

Nel buio della notte quando nessuno può controllare o vedere continuano i saccheggi contro le canoniche e i dispensari delle parrocchie. Durante la notte c'è il coprifuoco, ma dalle sei del mattino tutta la città si mette in moto "ci si arrangia" in piccole iniziative e commerci.

I militari controllano tutti i movimenti ed a volte assistiamo ad arresti arbitrari e rappresaglie contro la popolazione che non vuole questa guerra di conquista e di invasione. Le prigioni improvvisate contengono molte persone ammassate in strette stanze per distruggere la forza morale dell'opposizione. I familiari e gli entri caritativi devono portare da mangiare ai detenuti che sono lasciati in balia di se stessi.

Tutti i giorni davanti all'ufficio della parrocchia c'è la fila dei malati che non hanno soldi per andare al dispensario, dei bisognosi locali o sfollati dai villaggi vicini. La Caritas ha sempre le scorte esaurite di fronte alla continua domanda di fagioli, farina, olio, riso, sale, zucchero. Molte famiglie piangono la morte di qualche familiare; ci sono bambini senza famiglia, il che è una novità nella tradizione della popolazione di questa regione.

Nelle città la popolazione si organizza pacificamente contro gli invasori con una giornata di sciopero, ma se non arrivano gli osservatori dell'Onu l'opposizione pacifica si sente abbandonata a livello internazionale.

Kwa heri: arrivederci!



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