Un nuovo mondo per tutti - Il futuro degli indios
Nel mese di marzo i Zapatisti del Chiapas, in Messico, sono usciti dalla selva e hanno viaggiato pacificamente verso la capitale, Città del Messico, per portare le richieste dei popoli '"indigeni al Parlamento nazionale. Pure 200 italiani hanno partecipato col Sub Comandante Marcos alla marcia indigena da s. Cristobal de las Casas alla capitale per dimostrare la solidarietà internazionale ai popoli dei senza terra.
Dopo 7 anni di guerra i Zapatisti del passamontagna scelgono la via politica, sospendendo l’uso delle armi per avere il consenso popolare delle varie etnie del Messico. La loro è stata una specie di protesta perché il Congresso approvi una legge costituzionale che riconosca i diritti degli indios. Una resistenza popolare contro i poteri internazionali che vogliono eliminare le identità e le diversità dei popoli della terra. Le culture indigene della terra Madre e della reciproca solidarietà non possono sopportare l'imposizione mortale della globalizzazione del mercato unico. Gli indios hanno resistito per cinque secoli agli Europei col bilinguismo che ha conservato le loro tradizioni con la lingua india.
Il Messico è composto da 52 etnie che si sono riunite a congresso durante la "Marcia dei fiori" verso la capitale per chiedere: il rispetto dei diritti dei popoli indigeni; il riconoscimento delle autonomie nei territori ancestrali coi loro sistemi di vita tradizionali e la smilitarizzazione delle zone indigene.
Tutte le etnie hanno camminato insieme nella speranza della libertà e della giustizia. Al Congresso indigeno di Nurio hanno partecipato 40 rappresentanti per etnia, mentre le "tute bianche" italiane hanno mantenuto il servizio d'ordine. La marcia si è fatta portavoce dei movimenti indigeni d'America Latina per rappresentare tutte le resistenze alla eliminazione delle loro culture e tradizioni. Il movimento zapatista del Chiapas, approfittando del cambiamento democratico in Messico, si è trasformato da esercito di liberazione in movimento indigeno di difesa e rivendicazione dei diritti degli indios di tutta l'America per iniziare un processo di pace.
Nel Palazzo del Parlamento messicano sono entrati 200 rappresentanti dei marciatori zapatisti contando anche alcuni carcerati, e un capo ecuadoregno per indicare l'internazionalità del movimento. Marcos, il Sub Comandante militare dei Zapatisti, non è entrato nel palazzo del Congresso, lasciando la parola agli altri comandanti e alla rappresentante delle donne, il comandante Ester. Essi hanno chiesto al Parlamento il rilascio dei prigionieri, la smilitarizzazione delle basi militari nella selva del Chiapas, il riconoscimento della legge indigena.
Lo scenario politico messicano dopo 70 anni di dominio dello stesso partito si è messo in movimento nell'accogliere le richieste degli indios, dopo che per 70 anni non era stata riconosciuta l'identità indigena e religiosa. Ci auguriamo che la marcia sia l'inizio del rifiuto della guerriglia in favore del dialogo sull’autonomia degli indios e il rispetto dei diritti dei popoli e delle persone. Il Senato messicano ad aprile ha approvato all’unanimità la legge sui diritti e la cultura degli indios, che implica il riconoscimento costituzionale delle popolazioni indigene con l’autodeterminazione e l’autonomia degli indios. Il futuro del Messico deve nascere dalla fusione di tutte le culture e tradizioni dei popoli che vi si trovano a vivere al di là delle vicende storiche.








