Dai tre fiumi amazzonici a Roma
Originario del Congo RD, ho appena raggiunto la comunità generalizia di Roma per studiare psicologia all’Università Pontificia Salesiana. È una nuova tappa del mio percorso missionario dopo 13 anni in Amazzonia. È stato un bellissimo cammino nelle parrocchie di San Giuseppe di Acara e San Felix dello Xingu (per cinque anni) e nella pastorale indigenista, principalmente con il popolo Mebengôkre Kayapó (per altri otto anni).
Così, ho vissuto tra tre fiumi: Acara, Xingu e Araguaia. Fiume, in Amazzonia, è anzitutto vita traboccante, legame tra le varie comunità, ecosistema. Tale bellezza e vitalità sono oggi minacciate dal mercurio usato nell’estrazione artigianale dell’oro e dalle sostanze agro-tossiche usate nell’agricoltura. Si tratta di alcune delle sfide che il sinodo speciale sull’Amazzonia ci ha aiutato a conoscere per poter sognare una regione dove corrono la solidarietà, la giustizia socio-ambientale, l’interculturalità tra i diversi popoli e la gioia del Regno che si fa presente. Mi sono accorto della bellezza come la massima gioia che cerchiamo e che incontra tutta la pienezza in Dio fatto uomo. Per i Kayapó, il bello è anche ciò che è forte e buono.
È questa bellezza che cercavo quando, ancora adolescente a Bukavu (Congo RD), il disagio dei rifugiati del genocidio in Ruanda nel 1994 mi colpì profondamente e mi spinse a farmi domande esistenziali e vocazionali. Il coraggio missionario di San Francesco Saverio e la contemplazione davanti al Crocifisso di San Guido Conforti mi hanno insegnato a non spaventarmi; anzi ad uscire verso Cristo fuori dall’accampamento… (Ebrei 13,13). Questo è il cammino che ho scelto venticinque anni fa. Ma è anche la fede che la mia famiglia custodisce, avendo dato il nome di Pascal a me che sono nato durante la Pasqua del 1979.
Cercare la bellezza che anche è bontà mi riporta alle mie origini ancestrali, alla tradizione dei Balega, popolo bantu della foresta del Kivu. Infatti, Busogha, tradotta come “bellezza-bontà”, costituisce il valore più profondo della cosmologia dei Balega ed è anche l’espressione massima dell’essere mulega.
Lo studio della psicologia spero mi servirà ad aiutare le persone e le comunità a percepire che, in mezzo a un mondo che sembra cadere a pezzi, Dio si fa l’Emmanuele, colui che rinnova la bellezza e trasfigura tutto. Quanto più mi avvicino a Dio, più divento umano. E questo è meravigliosamente bello. È ciò che vedo a Roma. Le rovine non sono la fine; anzi, costituiscono l’inizio di un cammino nuovo!







