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Come far capire alla nostra gente la Buona Novella di Cristo

Qui in Tchad la morte e più presente che in Europa, soprattutto per i bambini tra la nascita e i cinque anni. Quest'anno poi è stato particolarmente nefasto: a una epidemia di morbillo (che in Africa è molto grave) si è aggiunta la meningite, facendo strage in molte famiglie, nonostante da una decina di anni si facciano le vaccinazioni.

Un medico belga mi diceva che qui è molto difficile la conservazione dei vaccini, che devono sempre restare al freddo. Per cui spesso si vaccina con prodotti senza alcun valore. Altre malattie sono sempre lì in agguato, a volte banali ma letali per la lontananza dal dispensario o la mancanza di medicine. Domenica un mio confratello è rientrato da un villaggio con una catechista morsa da una vipera il giorno precedente. È morta qualche ora dopo all'ospedale: era troppo tardi per intervenire.

Di fronte a tutte queste morti che valore ha il nostro messaggio? Ho sentito chiaro quest'anno che non si può fare solo un discorso "spirituale" dicendo che la resurrezione è un fatto della fine del mondo. No, se la resurrezione è una realtà, allora deve già cominciare qui in questa vita. Si devono vedere dei segni che è già qui, in crescita, perché il Regno di Dio è già in mezzo a noi, come ci dice Gesù.

Ho parlato di queste cose ai nuovi battezzati, di questa nuova vita che devono lasciar crescere in loro, nelle loro famiglie, nei loro villaggi. Ho parlato degli sforzi di certi cristiani per vincere la farne attraverso i granai comunitari: anche questo è resurrezione. Ho parlato delle comunità che non avendo scuola pubblica si sono impegnate a creare una scuola spontanea nel villaggio, perché anche i loro figli abbiano la possibilità di studiare: anche questo è resurrezione.

Ho parlato del dispensario di Magaw che è appena entrato in funzione dopo anni di lavoro degli abitanti, sostenuti da una suora saveriana: ancora un segno di resurrezione. Ho cercato di essere molto concreto, rischiando forse di scandalizzare qualcuno, ma anche Gesù è stato molto concreto durante i tre anni del suo ministero. Se non vediamo dei segni che ci dicono che Dio è all' opera e che ci chiama a lavorare con lui, vana e sterile è la nostra fede.



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