E vide che era cosa buona…
Il 2023 vedrà i saveriani impegnati nella celebrazione del loro 18° Capitolo Generale. Per tutti gli Ordini ed Istituti Religiosi, il Capitolo Generale rappresenta l’avvenimento più importante in cui ognuno di essi si riunisce per una valutazione seria ed approfondita della propria vita, attività, fedeltà alle ragioni per cui essi sono nati. Nella maggior parte dei casi, ciò avviene ogni 6 anni e vi partecipano rappresentanti eletti tra tutti i membri che li compongono. Inoltre, durante questi Capitoli vengono scelti (sempre con elezione) coloro che li guideranno nel successivo sessennio. Il Capitolo che celebreremo quest’anno si svolgerà, per la seconda volta, fuori dall'Italia, precisamente a Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo, dall’1 al 23 luglio 2023.Scrivo questo pezzo per tenere informati, voi amici dei saveriani, che ci seguite col vostro affetto e preghiera, ma anche per formulare a tutti noi saveriani che lo stiamo preparando, l’augurio di poter offrire, sempre meglio, spessore e concretezza al sogno di Mons. Conforti, di portare “il povero nostro contributo … lavorando sempre con crescente ardore alla dilatazione del Vangelo”. Trovo lo slogan, scelto per questo appuntamento pertinente, realistico ed efficace per quel tanto di ringiovanimento che richiede alle persone (vedi logo pubblicato a gennaio 2023). Lo slogan è asciutto e disadorno e dice: “Amare la nostra vocazione saveriana”. Ecco, così. Gli antichi pensavano che, immergendosi in una fonte di acqua pura, le aquile rinnovassero le piume e recuperassero la propria giovinezza (Sal. 103).Mi viene in mente il pensiero del momento esaltante e creativo per eccellenza, quello in cui, guardandosi indietro, “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen.1,31). Anche per mons. Conforti ci fu un momento, la sua Lettera Testamento, in cui si volse indietro a guardare la sua opera e vide che era cosa buona. Vide “che la vocazione, alla quale siamo stati chiamati, non poteva essere più nobile e grande”. Vide che “il Signore non poteva essere più buono con noi”. Vide che “la vita apostolica, congiunta alla vita religiosa è sotto ogni aspetto eccellente”. Vide i gioielli da cui voleva fosse adorna: “amiamo la povertà… amiamo la virtù che ci rende simili agli Angeli… ci sia caro il sacrificio della volontà”. Anche mons. Conforti, come il misterioso profeta Balaam, di fronte all’accampamento dei figli di Israele, vide e proruppe in una benedizione: che “i membri presenti e futuri della pia nostra Società” siano equipaggiati da “spirito di viva fede per vedere-cercare-amare Dio in tutto, da spirito di obbedienza pronta-generosa-costante, da amore intenso per la nostra Religiosa Famiglia”, esprimendo il voto che, “un giorno abbiamo a ritrovarci in cielo nella stessa patria beata”.







