Chi spreca e chi crepa, Lo strozzinaggio della speculazione
Si sente dire: "C'è meno cibo nel mondo, mentre nei paesi d'Asia, America latina e Africa cresce la richiesta di cibo migliore in qualità". Ma è proprio vero?
Abbiamo visto le immagini di rivolte popolari in Haiti ed Egitto, in India e Camerun, in Kenya e Vietnam, in Argentina e Bangledesh... Se in Tibet monaci e popolo chiedono libertà e autonomia, negli altri paesi la gente riempie le strade contro il cosiddetto "carovita": i prezzi dei cereali di base - riso, grano, mais, soia e lenticchie... che schizzano alti, fino a diventare irraggiungibili per miliardi di persone al mondo.
Qualcosa ne sappiamo anche noi, e le lamentele quotidiane sono più che giustificate, tanto più che gli aumenti sono annunciati con anticipo, quasi a dire, "uomo avvisato, mezzo salvato".
La verità ormai è tragicamente diversa: un uomo salvato a metà, è già mezzo morto.
Ma come? Avevano sostenuto che il mercato libero avrebbe aumentato la concorrenza e fatto calare i prezzi; gli ogm - i prodotti transgenici - avrebbero salvato il mondo dalla fame; l'occidente tecnologico avrebbe contribuito a risolvere i problemi della malnutrizione e della mortalità infantile; la globalizzazione avrebbe portato enormi benefici ai paesi più poveri...
Invece, dopo la "mucca pazza", ormai tutto sembra impazzire: petrolio e oro, grano e pane, riso e fagioli... oltre a mozzarella, vino, olio, acqua e aria inquinate.
Tutto l'Onu si era impegnato sugli "obiettivi del millennio", tra cui dimezzare il numero dei poveri entro il 2015... "Le promesse vanno mantenute", esortava papa Wojtyla. "Non si trovano i fondi per rimediare alle emergenze", rispondono governi e istituzioni. "Il paradosso evidente è che tutto è subordinato alle decisioni di pochi", ribatte papa Benedetto all'Onu.
Eppure, i business delle guerre e delle armi, delle droghe e del lusso, dei mercati e delle speculazioni sono sempre floridi, anche in tempo di carestia. Anzi, "finché c'è guerra, c'è economia", titolava l'Avvenire di qualche mese fa. "Creare scontri conviene; così le imprese finanziano le fazioni in cambio di materie prime". Dall'economia di mercato si è passati rapidamente all'economia di rapina. Mentre i grandi organismi finanziari non pagano mai per i tragici errori commessi: sono i "giochi d'azzardo" del mercato, avvolto nella spirale della crescita egoistica, senza regole né limitazioni.
Eppure, tra sprechi e rifiuti si muore. In Italia ogni anno 4mila tonnellate di cibo va a finire tra i rifiuti. Almeno il 15 per cento di pane e pasta, di carne, frutta e verdura è gettato nei cassonetti. Basterebbe a sfamare tre milioni di persone ogni giorno. I britannici gettano nella spazzatura ancora di più: l'equivalente di metà delle importazioni alimentari dell'intera Africa.
In Bangladesh ho sentito raccontare la favola della rana, che si gonfiava sempre più per essere la più grossa dello stagno. Finché scoppiò. L'acqua la tenne a galla per qualche ora; poi il famelico corvo la portò via per divorarla. Il problema non si risolve con l'abbondanza sprecona, ma con la condivisione dei diritti e dei doveri. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano, che spezzeremo e mangeremo insieme ai nostri fratelli, affinché venga il tuo regno, o Padre nostro".








