50 anni di sacerdozio missionario, In Africa e in Europa
Faccio fatica a riconoscere che sono passati 50 anni dalla mia ordinazione sacerdotale. E non mi sento così vecchio ... o forse, non sono abbastanza soddisfatto di come ho vissuto. Quasi mi viene voglia di tornare indietro per vivere meglio certi periodi o certi aspetti della mia vita sacerdotale e missionaria.
La missione e il servizio sacerdotale non sono una scelta personale. Lo diceva san Paolo: "predicare il vangelo per me non è un vanto, ma un incarico che ho ricevuto. Guai a me se non predicassi il vangelo". La vocazione sacerdotale e missionaria è dunque una responsabilità più che un onore. Ma è anche una gioia, se la si accoglie con amore.
A tempo pieno, a piene mani
La più bella soddisfazione della mia vita è stata quella di annunciare il vangelo a piene mani nel periodo di vita missionaria in Congo. Predicare il vangelo a tempo pieno è la missione più bella. Che fossero le catechesi a catecumeni, bambini o adulti, che fosse la celebrazione Eucaristica o la preparazione dei catechisti, dei responsabili delle comunità, degli animatori, dei gruppi di adolescenti e giovani, o anche dei seminaristi studenti di teologia ai quali ho fatto scuola: la sostanza era sempre la Parola da annunciare, spiegare e meditare. E in Congo la gente ascolta con interesse, con entusiasmo.
Nelle Messe domenicali così gioiose e solenni, la Parola è al centro: non solo nell'omelia ma anche nei canti e nella preghiera dei fedeli. La gente non ha fretta come noi, perché nella celebrazione e nell'ascolto della Parola "vive" intensamente e trova la forza di sperare e di lottare.
Predicazione e testimonianza
Un altro aspetto della mia vita in Congo mi ha fatto sentire pienamente realizzato: la fondazione e l'animazione di tante piccole comunità sparse nel territorio della missione, nella foresta o sul litorale del lago Tanganika. Qui la gente si raccoglieva all'arrivo del missionario e lasciava tutte le altre attività per pregare, celebrare, ascoltare la Parola. Non dimenticherò mai quei momenti così pieni di fede in Dio e di relazioni umane semplici e autentiche.
Certo, la missione non è solo predicazione ma anche testimonianza, entrare nella vita e nella cultura di un popolo, farsi carico dei problemi e delle sofferenze della gente. Per questo, ci siamo occupati anche di centri di salute e ambulatori rurali, di alfabetizzazione e scuole di economia domestica, di acqua potabile e perfino di ponti e strade.
Un lavoro diverso...
La mia vita sacerdotale non si è svolta solo in Congo: ho lavorato per qualche anno anche in Spagna; sono stato per studio in Belgio e in Francia, e da più di vent'anni mi trovo in Italia. Credo che la cosa più importante sia lavorare là dove sono inviato ed essere fedele al mandato che ho ricevuto, vivendo sempre e dappertutto con lo stesso spirito missionario che ho vissuto nella cosiddetta "terra di missione".
Il mio lavoro sacerdotale in Italia è stato abbastanza diverso da quello svolto in Congo. Il compito principale affidatomi dai superiori è stato quello dell'animazione e formazione dei giovani futuri missionari a Zelarino e a Desio, e in seguito il servizio nella casa madre a Parma e ora nella comunità di Vicenza.
Mi è mancato il contatto quotidiano con la gente, ma appena mi è stato possibile sono andato, e vado anche ora, nelle parrocchie a svolgere il ministero sacerdotale: predicare, celebrare l'Eucaristia, confessare. Guai se non avessi queste opportunità. Anche in Italia ho trovato anime assetate della Parola di Dio e ho avuto esperienze indimenticabili con gruppi di giovani e di coppie, nel leggere insieme e gustare la sacra Scrittura.
Il sacerdote è l'uomo di Dio
La vita di un sacerdote lo porta a vivere momenti, incontri, eventi o esperienze più grandi di lui. A volte è grande lo stupore e viene da dire al Signore: "Chi sono io perché tu mi faccia vedere o sperimentare tutto questo? Che tu mi faccia incontrare o amare un popolo che prima non conoscevo o che temevo? Chi sono io perché tu mi affidi il tuo vangelo, questa meravigliosa notizia del tuo amore? Io che sono misero e peccatore!".
Sì, perché questa è la contraddizione che vive il sacerdote: che egli debba trattare cose sublimi, mentre sa bene di essere peccatore. Che la gente venga da me perché vede l'uomo di Dio, e affidi a me i suoi problemi, mi butti addosso i suoi drammi, chieda la mia intercessione e le mie preghiere, mentre sento di avere io stesso problemi o miserie...
Come sacerdote missionario non posso dimenticare che sono stato scelto per essere l'uomo di Dio e l'uomo per gli altri. Il fatto che gli altri vengano a me perché io possa essere intermediario presso Dio, mi aiuta a prendere coscienza della mia grande vocazione.
In questi ultimi tempi ho pensato molto a questo aspetto della mia vita sacerdotale e missionaria: quello cioè dell'intercessione per chi si affida in qualche modo al mio aiuto. Cerco di ricordare spesso al Signore tutte queste persone. Ho molta fiducia nella preghiera di intercessione, perché chi intercede davvero presso Gesù è la Madre Maria, e chi intercede davvero presso il Padre è il Figlio Gesù.








