Consolazioni del missionario: L'amore... è più forte
Il 17 marzo 2008 moriva p. Roberto Dal Forno, saveriano di Marano Lagunare. Padre Roberto ha lasciato un segno indelebile sia nella comunità saveriana di Udine, sia nelle parrocchie del Friuli nelle quali ha esercitato il servizio pastorale.
Baraka, 30 settembre 1993. Un bambino di otto anni va in giro per lo stadio durante le partite di calcio gridando a squarciagola: "Peso, peso... solamente 50 lire". Il suo nome è Alinoti e fa la terza elementare. Incuriosito anch'io, lo fermo e gli dico: "Cosa vai gridando?".
La bilancia ambulante
Alinoti sotto il braccio destro tiene una piccola pesa, che in Europa hanno scartato e che probabilmente lui ha recuperato da qualche buco... Mi chiede: "Allora, padre, vuoi pesarti?". Vado su con i piedi, mentre la lancetta sale fino a 120 chilogrammi. Perbacco! Così tanto peso?
Il ragazzino mi sorride soddisfatto e poi mi dice: "Questa è una pesa speciale, bisogna fare la metà di quello che segna la lancetta; però il prezzo resta sempre lo stesso". Morale: 50 lire per 60 chili, beh almeno sono in peso forma!
Chiedo ad Alinoti cosa farà di quei soldi e lui mi risponde: "Cerco di mettere da parte qualcosa per comprarmi i libri, le biro e se è possibile la tassa scolastica, perché quest'anno il governo ci ha detto che dobbiamo pagarci tutto noi a scuola e che tutto sarà a carico dei nostri genitori... Il governo non vuole sborsare un quattrino!".
Meno male che la necessità aguzza l'ingegno! Anche in situazioni così disperate, questi ragazzi trovano la forza e la gioia di vivere e di lottare per la vita. L'amore per la vita è più forte della disperazione.
Il tentato rapimento
È la fine di maggio del 1993 e mi trovo in una comunità lungo il lago Tanganika, proprio fuori dal mondo, in mezzo a nuvole di zanzare. Devo preparare i catecumeni al battesimo.
Per tutti questi cristiani c'è una preparazione particolare di 15 giorni che qui chiamiamo "Kasompe", cioè una ripassatina generale sul catechismo e sulla vita cristiana. Nel mezzo di questa preparazione, una sera, mi vedo arrivare cinque giovanotti, con facce da "poco di buono". Avevano una lettera di raccomandazione da parte di uno zio di una catecumena, una giovane di 19 anni con due braccia da fare onore all'agricoltura.
La lettera diceva di lasciare subito la ragazza e che quei giovanotti l'avrebbero portata dallo zio. Tutto sembrava in regola. Insistevano perché la battezzassi subito, ma rifiutai, dicendo loro di tornare la mattina successiva: avrei dato loro una lettera per facilitare il battesimo della giovane nella sua parrocchia. Ma il mattino seguente nessuno si presenta.
Il regno di Dio avanza piano piano
A mezzogiorno vedo arrivare la giovane, accompagnata da una zia e dal responsabile della comunità cristiana del posto. La ragazza, avendo intravisto i "giovanotti" e intuito il tranello, si era nascosta dalla zia e aveva passato la notte da lei. Quei "brutti ceffi" avevano astutamente falsificato la lettera ed erano venuti per rapirla.
La ragazza mi dice: "Padre, io voglio essere battezzata. So che quel mio zio mi attende, ma aspetterà un bel po', perché è un pagano e non mi aiuterà a vivere il mio battesimo".
Sono le consolazioni spirituali che il Signore ci concede... E il suo Regno piano piano, senza chiasso e nella sofferenza, avanza e si dilata!
Rinascerei missionario
La vocazione sacerdotale missionaria, resta sempre un mistero. Forse in me è nata quando un giorno i missionari sono venuti a casa mia. Ho scelto i saveriani per caso, o grazie alla Provvidenza che si serve di mille occasioni umane per portare avanti i suoi progetti.
Infatti, dovevo scegliere tra il seminario diocesano di Castellerio e quello dei saveriani a Udine. A Castellerio si pagava abbastanza (a quei tempi) per frequentare gli studi. La mia famiglia non aveva tante possibilità materiali e così mi portò a Udine. La scelta "umana" è stata dettata da un motivo economico; poi la Provvidenza ha fatto il resto.
Ricordo bene il 7 ottobre 1973, giorno della mia prima Messa a Marano. In quei momenti si è molto emozionati ed esprimere le emozioni non è facile. Ho impressi nella memoria la partecipazione corale dei maranesi e i fiori portati all'altare da una bambina con occhietti vispi che ora è madre di due bambini: il suo nome è Barbara Zentilin. Quel semplice gesto mi è rimasto nel cuore, per me aveva un significato molto profondo: esprimeva semplicità, bontà, partecipazione affettiva alla nostra festa.
Tanti parlano di "mal d'Africa", però vorrei sapere se quelli che vanno in Asia o in America sono presi dal "mal d'Asia" o "d'America"... Credo si possa parlare di "mal d'Africa" per lo stile di vita, per il modo più umano di vedere la vita.
Penso che, se dovessi rinascere, probabilmente mi rifarei ancora missionario. Il Signore ci chiede molto, sia in sacrifici sia in affetti umani e amicizie, ma ci ricompensa sempre con il centuplo, come dice il vangelo.
E per tutto questo non finisco mai di ringraziarlo.
(da un'intervista al giornale diocesano "Voce della Laguna" del 1995)








