Stiamo ancora aspettando
Samora Machel, primo presidente della sventurata e rapidamente decaduta Repubblica Popolare del Mozambico, con la sua pomposa ma incisiva retorica maoista, affermava che “l’educazione è la base affinché il popolo prenda il potere”. Sono passati cinquant’anni, ma stiamo ancora aspettando.
Se vogliamo decifrare il cammino di questa nazione, la storia di Mosè e i dati nazionali sull’analfabetismo rappresentano una chiave di lettura tra le tante. Ad esempio, secondo l’indice di sviluppo umano (che bilancia PIL pro capite, speranza di vita e scolarizzazione), nel 2020 il Mozambico è sceso alla posizione 181 su un totale di 189 paesi. Secondo l’indice di democrazia, il Mozambico è classificato come regime autoritario e ha perso sette posizioni in due anni, collocandosi al 122° posto su un totale di 167 paesi. Per l’indice di corruzione, scivola di tre posizioni in un anno e si piazza 149° su un totale di 180. E come dimenticare il tasso di povertà, in aumento, e sotto la cui soglia minima vive il 63,7% dei mozambicani.







