Mosè, lo studente dalle grandi ciabatte
Mosè ha 15 anni, un nome importante, i pantaloncini rattoppati e le ciabatte più grandi dei suoi piedi. Entra, si toglie il cappello, si guarda attorno stralunato, aggiusta la seggiola e, con un po’ di impaccio, si siede. Saluta a bassa voce, mentre con la mano destra si toglie il sudore dalla fronte. Ha appena percorso in bici, sotto il sole impietoso della stagione del grande caldo, i 20 chilometri di buche e sassi che dal suo villaggio, proprio sul confine tra Mozambico e Malawi, portano a Charre.
Quest’anno, causa pandemia, l’anno scolastico è iniziato a metà marzo, un mese e mezzo di ritardo rispetto agli anni scorsi. Mosè viene per iscriversi all’8ª classe, dopo avere frequentato i sette anni della scuola primaria nel suo villaggio. Cerco di metterlo a suo agio, chiedendogli come va. “Tutto bene”, risponde. Sul tavolo ha davanti a sé un libricino colorato per bambini dal titolo: “La nonna è andata al mercato”. Gli chiedo di leggere il titolo. Prende in mano il libricino con la reverenza e il timore di chi ha a che fare con qualcosa di inconsueto. Respira e, dopo alcuni secondi, esclama solennemente: “La!”. Mosè avvicina il libricino agli occhi, prende fiato e, mentre il corpo intero si irrigidisce, con l’indice destro punta la seconda sillaba. Dopo un silenzio prolungato, il monosillabo “No!” gli fuoriesce dai polmoni con lo stesso impeto di quando nel campo da calcio grida: “Gol!”. E lì si blocca, sconsolato, come avesse davanti a sé le acque del mar Rosso che, stavolta, non vogliono saperne di aprirsi.
Proviamo con matematica. «5+3». Mosè inclina il capo e comincia a contare sulle dita delle mani. “8!”, esclama soddisfatto. Al 7+14, comincia allo stesso modo. Poi, non bastandogli evidentemente le dita delle mani, si piega e comincia a contare le dita dei piedi. Si rialza, solleva lo sguardo perso verso il soffitto e, dopo una decina di interminabili secondi, esclama: “18!”.
Quando l’anno scorso abbiamo realizzato una ricerca sugli alunni che si iscrivevano all’8ª classe, ci siamo resi conto che il 33% si trovava nella stessa situazione di Mosè, mentre il 57% non comprendeva quello che leggevano. Sono migliaia i Mosè in un paese che, negli ultimi dieci anni, se è vero che è riuscito a diminuire il tasso di analfabetismo in termini percentuali dal 50% al 39%, ha anche visto aumentare da 7 a 10 milioni il numero assoluto di mozambicani al di sopra dei 15 anni che non sanno leggere. Mentre nelle aree rurali, il tasso di analfabetismo continua al 50,7% e cresce esponenzialmente al 62,4% nel caso delle donne.
Tuttavia, credo che la storia di Mosè e, in senso lato, i dati drammatici relativi all’analfabetismo rappresentino una prospettiva privilegiata rispetto alle altre perché, oltre a disegnare lo stato attuale delle cose, tracciano un’indicazione del cammino futuro di medio e lungo termine che il paese ha davanti.







