Il vagito della cultura: oriente e occidente
Carissimi, il 6 di febbraio nel calendario liturgico è la memoria dei 26 martiri giapponesi e ciò mi ha dato l'occasione di scrivere la lettera che vi invio. Dentro vi trovate alcune considerazioni sul fondo umano dell'oriente e dell'occidente che attingo dalla mia esperienza. Ma dov'è tale oriente e dov'è tale occidente?, mi chiederete. Avete ragione a fare tale domanda. Vi invito a leggere questa lettera. Grazie. p. Luciano.
Il vagito della cultura: oriente e occidente
La strada vocazionale di un prete è ricchissima di emozioni, ma non conosce quella di una donna e di un uomo quando odono il vagito di una neonata o di un neonato che hanno atteso con trepidazione per lunghi mesi. Immagino che, dall’onda vibrante del vagito, la madre e il padre possano presagire il futuro dei loro figli. Il vagito è il grido di un neonato o di una neonata, ma non è il neonato o la neonata il soggetto di quel grido. Quel grido scaturisce da dove scaturisce l’esistenza: è la voce dell’esistenza che nasce. Senza soggetto, senza oggetto, quel grido è originario e pregno di potenzialità immensa di cammino.
Anche le culture dei popoli hanno avuto inizio da un vagito che è il concerto dei tanti singoli vagiti dei neo-nati in una stessa terra. Da quel vagito corale è lo scorrere del ruscello che chiamiamo cultura: aprendosi l’alveo tra ostacoli e scoscesi dirupi, inabissandosi sotto le pietre e riemergendo placido nei piani verdeggianti. Infine il ruscello si scopre diventato fiume: la cultura di uno o di più popoli viciniori.
Scarica la Lettera... -->







