Il profumo della terra alla prima pioggia
2 febbraio: Candelora. Così era chiamato il 2 febbraio quando frequentavo la scuola primaria.
Sulle colline piacentine dove sono nato si salutava questo giorno con un detto che, tradotto dal dialetto in italiano, suona così: Alla Canderola, sia che piova sia che nevichi, nasce il primo fiore. Questo è la primula, fiore piccolo, umile, candido che spunta tra le foglie marcescenti dal terreno impastato da acqua gelida allo sciogliersi della neve.
Lacrime e gocce di sudore stillano dal corpo e dall’anima di chi resiste all’oppressione e invoca la giustizia.
Dalla terra impastata con le lacrime e con le gocce di sudore della gente povera e umile, germogliano le primule della speranza. Anche in Italia parliamo di soglia di povertà, ma la nostra è pur sempre la povertà secondo la nostra misura; ma altrove la povertà è vera povertà. Eppure, in aree dalla povertà che è vera povertà, anche le primule sono vere primule.
In data 29 gennaio ho ricevuto, via email, una lunga lettera da un mio confratello, p. Andrea Facchetti, missionario di Viadana (MN) in Mozambico. Ne raccolgo il primo brano e l’ultimo e li riporto come testimonianza di primule che spuntano in terra arida inumidita da lacrime e gocce di sudore della gente povera e umile. Il titolo “Il profumo della prima pioggia. Ultimo pezzo di un paese che spera” che ho dato a questa mia lettera è desunto dalla lettera di p. Andrea.
Charre, Mozambico, 29 gennaio 2025
Carissimi, questa sarà una lettera a pezzi. Comincio a scriverla una notte che viene dopo un giorno col sole già alto appena prima delle cinque del mattino, col caldo che sale regolare e impietoso sopra i quaranta, oggi, come ieri e come domani, con il cielo che si è portato via le nuvole e non si sa dove le abbia nascoste, con la terra arsa che aspetta la pioggia da diciannove interminabili mesi, col ventilatore sparato addosso, col computer che sbuffa, con la gente che domani prima dell’alba sarà nei campi con la zappa in mano a scavare le buche che accoglieranno la semente appena la pioggia,
prima o dopo, si deciderà di venire giù. Con tutto immobile, le foglie, l’aria, la luna, la notte.
Comincio a scriverla di notte - anche solo poche righe, tanto per cominciarla - perché solo ora mi sono ricordato che stamattina mi sono svegliato con l’idea della lettera che, per raccontare un paese a pezzi, sarà, appunto, una lettera a pezzi.
Il giorno di Natale, nella confusione generale del paese, 1534 detenuti evadono in massa dalla prigione centrale di Maputo. 34 sono uccisi sul posto nel momento della fuga, altri muoiono nei giorni successivi per le ferite riportate, altri ancora, la maggioranza, vengono brutalmente giustiziati dalla polizia dopo essere stati catturati. Un’associazione impegnata nei diritti umani, dopo opportuna investigazione, conclude che il totale dei detenuti uccisi è di 104 persone, la maggior parte delle quali sono seppelliti in una fossa comune.
Il profumo della prima pioggia. Ultimo pezzo da un paese che spera.
Il 28 dicembre, qui a Charre, è caduta la prima pioggia.
Quando sono diciannove mesi che non piove e gran parte della tua gente mangia una sola volta al giorno, ti ricordi anche l’ora: la prima pioggia ha cominciato a venire giù abbondante alle 19.40 del 28 dicembre 2024 e ha proseguito per più di due ore, accompagnata da lampi e tuoni che squarciavano il nero e il silenzio della notte di questo angolo di Africa. Quando cade sulla terra secca dopo così tanto tempo, ti ricordi anche il profumo che fa la prima pioggia.
Ho un sogno. Che questo paese profumi dello stesso profumo della prima pioggia. Che è il profumo della vita e della speranza, che sono più forti di tutto il resto, di Babilonia, della siccità, della carestia, di ogni ingiustizia e sopruso.
Allora, ti accorgi che c’è già il profumo della prima pioggia nelle mani del contadino che prepara per la semina il terreno ancora secco.
C’è il profumo della prima pioggia nei volti dei giovani che vincono la paura e scendono nelle strade a protestare contro il regime rischiando la vita tra le pallottole della polizia. C’è il profumo della prima pioggia nelle trentotto comunità cristiane di
queste due infinite parrocchie di savana che si allungano sulle rive dello Zambesi, composte da gente giovane, umile, che a malapena sa leggere, che crede nel Vangelo di Gesù e nel fatto che il suo Regno è già in mezzo a noi.
Ho un altro sogno più grande. Che il mondo intero profumi dello stesso profumo della prima pioggia. Quanto è secco, quanto è nauseabondo, un mondo nel quale i potenti fanno gara a chi investe più miliardi in armi, un mondo nel quale i migranti ancora vengono deportati, un mondo nel quale si vanno sempre più consolidando oligarchie che concentrano in poche mani potere economico, potere politico e potere tecnologico.
Credo fermamente in questo sogno, credo fermamente nelle persone che si impegnano affinché questo sogno diventi realtà. Credo fermamente nel potere della prima pioggia e nel suo profumo.
Nella nostra lingua - il Chisena - pioggia e Dio si dicono con la stessa parola: mulungu-pioggia e Mulungu-Dio.
Qui, Dio, piove. E quando Dio piove, ha il potere di tirare fuori dalla terra il suo
profumo più bello.
Continua a pioverci, Mulungu. Amen! - Saluti a tutti, p. Andrea.
Padre Andrea e fratelli - sorelle del Mozambico, GRAZIE! Noi, che la fame vera non conosciamo, difficilmente odoriamo il profumo della terra alla prima pioggia.
p. Luciano.



Padre Andrea e fratelli - sorelle del Mozambico, GRAZIE! Noi, che la fame vera non conosciamo, difficilmente odoriamo il profumo della terra alla prima pioggia.



