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Genova, 15 febbraio 2026 

1. Un grazie a Limes e in particolare a Lucio Caracciolo. L’incontro vocale con lui rimonta all’epoca del colpo di Stato militare nel Niger, nel settembre 2023. Chiamò per saperne di più e per chiedere se poteva essere messo in contatto con qualcuno del posto. Fu così che iniziò il suo contatto con l’amico Rahmane Idrissa che in effetti poi venne a Genova. È un privilegio l’averlo conosciuto personalmente.

2. “Io sono la guerra”! (Je suis la guerre), disse con sgomento una signora rifugiata dal Congo RD. Aveva perso tutto: casa, famiglia... e integrità fisica, da parte dei gruppi ribelli che occuparono il paese. Ciò accadde durante il mio servizo coi migranti e rifugiati a Niamey che ebbe una durata di 14 anni. “Io sono la guerra” è un grido, anche e soprattutto di “geopolitica”, ossia delle conseguenze delle geopolitiche che hanno derubato il paese per decenni!

3. Sullo sfondo di quanto abbiamo condiviso durante il Festival c’era la nostalgia di un passato europeo di “pace” unico, di qualche decennio! Probabilmente vero, ma sarebbe dimenticare le tante guerre attorno che hanno visto presenze occidentali... In Congo RD, ad esempio, ci sono stati milioni di morti! La terza guerra mondiale a pezzi era iniziata ben prima di quanto se ne parlasse in Occidente.

4. Io stesso ho avuto modo di scoprire gli effetti delle geopolitiche in Costa d’Avorio, Argentina, Liberia e Niger! Guerre, rifugiati, migranti e una grande e nascosta sofferenza che, durante il Festival, non è emersa! Mancavano i volti di coloro che le strategie geopolitiche le vivono sulla loro carne. Volti di sfollati, trattati come pedine di un triste gioco di poteri. Erano i grandi assenti del Festival di Limes!

5. Ho sentito con piacere, durante gli interventi, che sembra terminata l’epoca nella quale la ragione strumentale era l’unico soggetto della riflessione e delle scelte geopolitiche. Altri fattori sono emersi come novità nelle scelte geopolitiche. Le nazioni, gli immaginari, le passioni, la storia, la sovranità... Ed è anche per questo che avevo apprezzato l’allusione di Caracciolo sulla geopolitica che dovrebbe servire alla pace! In realtà poi, di quest’ultima, non si è parlato molto. Si percepiva, lontano, sullo sfondo e spesso, in relazione con riarmi o comunque sempre in chiave competitiva, Quanto lontane le aspettative di chi, come il papa Paolo VI gridava alle Nazioni Unite: “Mai più la guerra!”.

6. Veniva accennato al ruolo possibile dell’Italia in questa “Rivoluzione”. La geografia che decide la politica, così come la storia e dovremmo aggiungere... la Costituzione! Essa, lo ricordiamo, afferma al numero 11 che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Anche questa scelta “costituzionale” è qualcosa che il nostro paese può e deve offrire allo scacchiere delle geopolitiche odierne.

7. Durante il suo recente soggiorno nel Sahel, chi scrive ha percepito la “sabbia” come una delle metafore per interpretare quanto accadeva. La politica, l’economia, la giustizia e... il colpo di Stato, erano nient’altro che sabbia. Elemento che permane, schiacciato, calpestato, offeso, messo ai lati delle strade e che puntualmente ritorna, resiste e persiste. Passano i re, i principi e gli imperi ma la sabbia, il popolo dei poveri, rimane!

8. Mi verrebbe da dire che è questa l’unica geopolitica che conta... una geopolitica di sabbia. Perchè proprio così finiranno gli imperi, uno dopo l’altro, compresi coloro dei quali si è parlato. Trovandoci a Genova sarebbe forse utile, nello svolgimento dei prossimi Festival di Limes, fare una capatina al noto cimitero monumentale di Staglieno. Una visita guidata in quel luogo aiuterebbe a interpretare altrimenti la collocazione geopolitica de “L’Italia nella rivoluzione mondiale”, titolo del Festival.



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