Skip to main content

UN SAVERIANO CONGOLESE AL DICASTERO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO

Condividi su

INTERVISTA A PAULIN BATAIRWA / Missionario saveriano originario del Congo RD, ha trascorso quasi vent’anni a Taipei, dove ha conseguito il dottorato in Interreligious dialogue presso la Fu Jen University ed è stato docente presso la stessa Università, oltre che segretario esecutivo delle Commissioni per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza regionale dei vescovi. Attualmente è sotto-segretario del Pcdi. 

Prima di tutto vorrei chiederle qualcosa sul suo lavoro precedente: cosa faceva – seguiva in particolar modo – prima di venire a Roma, nominato sotto-segretario del Pcdi (Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso)?

Prima di venire a Roma ero segretario esecutivo delle Commissioni per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza regionale dei vescovi di Taiwan. Il mio incarico era quello di provvedere all’ospitalità che la Chiesa locale offre o riceve da altre denominazioni cristiane (ecumenismo) e da seguaci di altre tradizioni religiose (dialogo interreligioso). In entrambi i casi vi sono dimensioni ad intra e ad extra da osservare. La dimensione ad intra comprende le iniziative rivolte alla Chiesa cattolica di Taiwan con l’intento di aiutarla ad esprimere il dialogo (ecumenico e interreligioso) quale parte integrante della sua missione evangelizzatrice. Era necessario trovare partner locali e offrire loro una formazione come promotori e manager dell’ospitalità per il dialogo nella loro diocesi. Per questo furono attivate le Commissioni diocesane. Gli sforzi iniziali hanno dato buoni risultati: sei delle sette diocesi di Taiwan hanno piccoli gruppi di collaboratori che si riuniscono due volte l’anno in un incontro a livello nazionale. Fin dall’inizio, ho considerato questi incontri come momenti di formazione pratica al dialogo durante i quali riflettere su valori, materiali e documenti della Chiesa che potenziano il dialogo e ne incoraggiano progetti concreti. Ogni incontro nazionale ha tre momenti prestabiliti: 1) riflessione/studio di un documento; 2) discussione sui rapporti delle Commissioni diocesane; 3) esperienze vissute di ospitalità ecumenica o interreligiosa mediate dal gruppo diocesano locale. Il terzo punto è anche un’opportunità per introdurre nel dialogo, da parte dei membri della Commissione locale, dei nuovi amici (ecumenici o interreligiosi). Per condividere il privilegio dell’ospitalità, gli incontri nazionali ruotano attorno alle sette diocesi. Nel lungo periodo, i legami tra i membri si rafforzano attraverso i social media, che servono come piattaforma informale per la loro formazione permanente. Per quanto riguarda la più vasta comunità cattolica, la costruzione della consapevolezza ad intra consiste nell’informare sulle attività delle Commissioni attraverso il settimanale cattolico.

Per quanto riguarda invece l’ospitalità ad extra, la Chiesa cattolica cerca di essere presente e attiva nelle organizzazioni e negli eventi con interessi ecumenici o interreligiosi. Su incarico della Chiesa, ero in contatto e lavoravo con organismi quali il Ntcc (Consiglio nazionale delle Chiese di Taiwan), la Tcrp (Conferenza delle religioni per la pace di Taiwan), la Baroc (Associazione buddhista della Repubblica di Cina), la Trs (Società taoista della Repubblica di Cina, l’associazione Studi religiosi di Taiwan) ecc. Questi organismi a livello nazionale spesso richiedono un’ospitalità flessibile estesa ai loro partner continentali e internazionali in molti paesi asiatici. Taiwan è il centro nevralgico più accogliente per promuovere attività ecumeniche e interreligiose internazionali, grazie soprattutto al suo impegno per i valori democratici, tra cui la libertà religiosa. Quando ero a Taiwan era possibile collaborare con organismi quali la Fabc (Federazione delle Conferenze dei vescovi asiatici), il Cca (Consiglio delle Chiese d’Asia), l’Associazione internazionale di studi buddhisti ecc. Negli ultimi cinque anni, abbiamo avuto il privilegio di cooperare con il Pcdi nell’ospitare eventi di importanza storica, come il primo Colloquio taoista-cristiano e il primo Dialogo tra religiose cattoliche e buddhiste. 

Oltre agli uffici diocesani ed episcopali, il Dipartimento di studi religiosi dell’Università Cattolica Fu Jen è stato un altro dei luoghi della mia esperienza di ospitalità del dialogo. Fondato nel 1988, il Dipartimento è stato la prima istituzione accademica accreditata a livello statale per insegnare e promuovere la ricerca sulla religione a Taiwan. Fin dalla sua fondazione, compito del Dipartimento è stato quello di assicurare le condizioni per lo studio delle principali tradizioni religiose e di creare un’atmosfera che favorisca il dialogo interreligioso. Oggi, i programmi di studio offerti nel Dipartimento riguardano la maggior parte delle religioni mondiali, con la possibilità di specializzarsi in buddhismo, taoismo e religioni popolari taiwanesi. Tuttavia l’aspetto più importante è l’atmosfera generale che spinge professori e studenti a sperimentare e a riflettere, anche a livello teorico, sulle loro pratiche di dialogo. Volgendo indietro lo sguardo ai 15 anni trascorsi nel Dipartimento (prima come studente poi come professore), mi accorgo che tutta la mia attività di ricerca e d’insegnamento si sono sviluppate attorno al dialogo, il valore trainante verso cui tutti gli sforzi del Dipartimento stesso sono indirizzati.

Qual è il suo lavoro attuale come sotto-segretario del Pcdi: cosa le è stato affidato in generale e in particolare?

Nella breve esperienza in questo incarico e dalle comunicazioni finora ricevute dai miei superiori, vedo ancora il mio lavoro come gestione dell’ospitalità per il dialogo a cui ho sopra accennato, con la notevole differenza che essa dev’essere portata avanti nella prospettiva della Chiesa universale. Nelle parole del card. Ayuso, presidente del Pcdi, mi sembra di trovare una descrizione sintetica del mio lavoro: “Il nostro è un servizio alla Chiesa, che richiede creatività e pazienza, vigilanza e lavoro di squadra”. Con il mandato della Chiesa, ogni servizio che rendiamo deve parlare a nome della Chiesa, rifletterne l’unità e testimoniarne i valori e gli obiettivi. Sto assorbendo lo spirito del servizio da svolgere attraverso i diversi compiti affidatimi, che mi portano a lavorare insieme agli altri.

Che cosa sta chiedendo papa Francesco al Pcdi: quali sono gli orientamenti e i progetti che stanno particolarmente a cuore al papa?

Come nel caso degli altri pontefici, papa Francesco si aspetta che il Pcdi e la Chiesa universale s’impegnino nel promuovere relazioni rispettose e produttive con i credenti di altre tradizioni religiose per una società umana migliore e pacifica. Il dialogo interreligioso è ai primi posti nell’agenda e nell’insegnamento di papa Francesco.  L’intesa con i fedeli di altre religioni e con le persone di buona volontà richiede un impegno collettivo per prendersi cura della Terra, la nostra casa comune, per promuovere una “fratellanza umana” universale sulla base delle rispettive convinzioni religiose. Il papa dà l’esempio di cui il Pcdi si fa portavoce nella Chiesa e trasmette agli amici di altre fedi e a persone di buona volontà. Il Documento sulla Fratellanza umana, sottoscritto con il Grande imam di Al-Azhar il 4 febbraio 2019, rappresenta un esempio eloquente. Il Documento ribadisce che il magistero della Chiesa incoraggia i cattolici a prendere per mano i credenti di altre tradizioni religiose nel favorire una cultura universale in cui le persone riconoscano la loro comune origine e il loro comune destino, e che perciò si diano vicendevolmente il benvenuto e interagiscano come fratelli e sorelle. Il papa ha incaricato il card. Ayuso di presiedere la Commissione prevista dal Documento sulla Fratellanza Umana. Le iniziative interreligiose di preghiera, digiuno e opere di carità, durante l’epidemia di Covid-19 sono barlumi di speranza dell’accoglimento universale degli ideali citati nel Documento.

Dal suo punto di vista, in qualità di sotto-segretario del Pcdi, cosa suggerirebbe ai Missionari Saveriani circa il dialogo interreligioso?

I suggerimenti sono gli stessi che proporrei a tutte le altre congregazioni, specialmente a quelle missionarie: una chiara affermazione di essere pronte a contribuire al dialogo quale stile di vita, sottolineando il carisma attraverso gesti e scelte concrete, riconoscendo il dialogo interreligioso quale parte integrante della missione evangelizzatrice della Chiesa. In questa prospettiva, mi sembra importante che le comunità religiose – anche saveriane – individuino storie e testimoni del dialogo capaci di coinvolgere e appassionare i confratelli. Infine, questione cruciale, cui siamo chiamati a rispondere, anche come saveriani: come si comportano i miei confratelli e le rispettive comunità con i “vicini di casa” appartenenti a religioni diverse?

A quale altra domanda le piacerebbe rispondere?

Forse a quella sulla necessità di una formazione pratica alla cultura del dialogo che dia impulso alla visione di un cattolicesimo sano, non ripiegato su se stesso, in autodifesa, timoroso della diversità e impaurito dall’altro, ma che al contrario vada verso l’altro, che sia empaticamente coinvolto nelle diversità e che arricchisca il mondo con la sua unicità. Una tale formazione dovrà cercare senz’altro di conoscere l’altro, senza tralasciare la propria identità religiosa. Solo questa duplice conoscenza – dell’altro e di se stesso – crea la necessaria condizione di serenità per avviare azioni concrete in grado di costruire e consolidare le rispettive identità.



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito