Tra i Ba-Lega, Nelle foreste del Congo
L’autore, Giulio Simoncelli, è prima di tutto un missionario (saveriano). Per desiderio materno e per cultura familiare come scrive egli stesso nella dedica, ricordando il voto della madre per avere un figlio prete, e ricordando la figura del fratello, padre Luigi, pure saveriano, morto in un incidente aereo nel 1970 a Bukavu. È un missionario la cui vocazione, divenuta “carisma”, (è ancora lui stesso a dircelo) lo spinge a studiare il mondo culturale del popolo nel quale svolge il suo servizio, per comprenderlo.
Due sono le convinzioni fondanti: l’obbligo di testimoniare la propria fede, che lo ha portato in Africa; la necessità di “identificarsi” con la vita delle persone, condividendone fatiche e speranze. Anche perché la gente africana “desidera che la aiutiamo per una vita più dignitosa e vera, nella dignità dei figli di Dio” (p. 20).
Simoncelli descrive la vita dei Ba-Lega del Congo (Kivu), una popolazione di circa 300.000 persone, patrilineari e poligami, agricoltori alla zappa, esperti in tecniche del ferro, organizzati secondo la tradizione africana, in clan e tribù, in società segrete e classi d’età. È una descrizione etnografica che si intreccia coi ricordi della vita missionaria, delle visite ai villaggi, delle spedizioni nella foresta e delle celebrazioni, ma che, come ben si intuisce, si nutre di importanti riferimenti teorici.
Padre Giulio si è rivolto alla grande tradizione africanista, quella di padre Tempels sulla filosofia bantu, quella di Hampate Bà, del quale ricorda il proverbio, relativo alla necessità di raccogliere la tradizione orale prima che si disperda: “quando in Africa muore un vecchio è una biblioteca che brucia”. Nella sua raccolta (iniziata negli anni Settanta) di proverbi, racconti, storie di vita, notizie riguardanti la vita quotidiana, la struttura sociale e il mondo spirituale, infine, si è servito di “informatori” scelti, che gli hanno permesso, ad esempio, di descrivere i rituali iniziatici, solitamente coperti da segreto.
In questo volume, dalla splendida veste grafica, Simoncelli delinea un profilo della società Lega mettendone in risalto le strutture sociali (l’organizzazione della famiglia e della vita domestica, il complesso culturale della regalità sacra, la società segreta degli anziani Bami) e, soprattutto, i valori morali.
È la sapienza educativa, il tema del male, la formazione del sentire morale a definire il mondo spirituale dei Lega.
In questo mondo, al Dio creatore, lontano ma buono (musoka), detto Mu-inje cioè “colui che abita in alto”, Mwene-irako, “creatore e padrone di tutto”, Kalaga, “colui che è da sempre”, Mwene-byose, “il potente” si contrappone Akinga, il malvagio per eccellenza, colui che sparge il male tra gli uomini. In questo mondo, la colpa di ognuno si traduce in danno per tutti.
Emergono le coordinate della filosofia Lega: il contrasto tra il bene e il male, la relazione coi morti e con gli antenati intercessori, il cerchio che li unisce ai nascituri, il potere contagioso della malattia e del male, il valore della vita. Il problema morale sembra essere il cuore della antropologia di Simoncelli. Pur apprezzando le tradizioni di accoglienza, reciprocità, rispetto per gli anziani, il valore dato alla comunità, egli può diventare a volte severo di fronte ad aspetti del vivere quotidiano che considera lontani dal dettato evangelico, come il ricorso alla violenza per castigare i bambini o le mogli, la persistenza della magia e della stregoneria, il ricorso alle bugie e al parassitismo.
Sa bene che per la stragrande maggioranza delle persone Lega, “sopravvivere è già una impresa” e quindi è anche disposto a comprendere certi atteggiamenti come quello di appoggiarsi a chi ha di più (che sia il parente ricco o il missionario). Sa anche che ormai i Lega sono dentro uno schema acculturativo (del quale si nota traccia anche nella raccolta di racconti alcuni dei quali si riferiscono esplicitamente alla tradizione cristiana) e che il confronto coi Bianchi ha minacciato la loro integrità culturale.
Proprio per questo, col suo lavoro di raccolta paziente ed intelligente il missionario-etnografo ci consegna la straordinaria ricchezza dei Balega.
(ANNA CASELLA PALTRINIERI, Università Cattolica del Sacro Cuore - Brescia)







