Oso credere di aver vissuto a modo mio un'esperienza di missione
Don Piero Lanzi, prete bresciano, costretto all’immobilità da una malattia lunga e dolorosa, ma dal 1° dicembre 2008 è tornato al Gruppo redazionale di “Missione Oggi”, di cui è membro da molti anni.
Sono tornato all’incontro di redazione questa sera, 1° dicembre, dopo oltre 7 mesi di assenza. Una malattia lunga e dolorosa mi ha accompagnato per più di un anno e mi ha costretto alla degenza in ospedale in questi ultimi mesi. E’ stata per me un’esperienza che mi ha permesso di scoprire un mondo di sofferenze, di solitudini che difficilmente dall’esterno si può vedere, ma anche di grande solidarietà non fatta di parole ma di presenza accanto a chi soffre. Nel mio caso devo molto a tantissimi amici che non mi hanno lasciato solo neppure un giorno, amici anche di vecchia data che non pensavo di incontrare e che invece ho ritrovato attenti e presenti, una rete di personele più diverseche mi hanno consentito di non abbandonare mai la fiducia e, posso dire, con l’aiuto competente del personale medico, mi hanno portato alla guarigione.
Certo, l’esperienza della malattia che ti costringe all’immobilità, ti porta a rivedere i tempi e i ritmi della vita, a mettere a fuoco e a dar valore alle cose che contano.
Quando senti pronunciare per tela parola che non vorresti mai sentire “Padre, lei ha un cancro”, ti trovi davanti a una scelta: o ti ribelli e ti fai avvolgere da una rabbia dura e sorda che non ti porta da nessuna parte, o accetti la storia che ti è riservata e si apre uno spazio diverso e grande. E’ la riflessione che ho fatto con alcuni amici e amiche preti, suore e laici e con il pastore Jonathan della Chiesa Valdese: Dio ha una storia con ciascuno di noi, tichiede di fidarti di Lui. E così scopri quel mondo sconosciuto del dolore, ma anche della speranza, dell’attenzione alla persona da parte dei medici e del personale sia delle suore che dei laici. Si creano così spazi di ascolto dichi “perde tempo per te” peresserti vicino. E non hai tanto bisogno di parlare di Dio perché è la vita stessa che te lo porta vicino. Come mi diceva una suora che segue i malati terminali: “tante volte vale più una carezza o una mano che tieni nella tua, che mille prediche”. Certo la fede aiuta molto e le preghiere dei bambini del Guatemala o delle suore di clausura sono un prezioso antidoto alla malattia, ma Dio ha le sue strade e non ha bisogno dei nostri segni, perché Lui sa che cosa è il dolore e la morte. Sono stato assente dagli incontri di Redazione di “Missione Oggi”, ma oso credere di aver vissuto a modo mio un’esperienza di Missione.
Grazie dell’accoglienza che mi avete riservato. Auguri affettuosi al caro padre Nicola e di buon lavoro a padre Mario, nuovo Direttore.
UNO DEI PIÙ INTERESSANTI E CORAGGIOSI DOSSIER
- ANTONIO NANNI, Roma.
Vi scrivo per comunicare l’ottima impressione che ho avuto leggendo il numero di novembre 2008 di “Missione Oggi” e, in particolare, il dossier “Verso una parrocchia interculturale”. I contributi di Savio Corinaldesi, Giusy Baioni e Agnes M. Brazal, meritano un vivo ringraziamento per la loro qualità, competenza e apertura d’orizzonti all’insegna del “non abbiate paura”. Forse siete riusciti ad organizzare uno dei più interessanti e coraggiosi “Dossier” che siano apparsi negli ultimi anni poiché viene indicata in esso la direzione di un cammino tutto da fare e che, in Italia, deve essere ancora avviato organicamente, anche se non mancano “buone pratiche di parrocchie italiane”, come si evince opportunamente dal contributo di Giusy Baioni. Forse sulla pastorale interculturale e interreligiosa il patrimonio di esperienza della ricca tradizione saveriana potrebbe tentare di offrire alla Chiesa italiana l’indicazione di percorsi possibili e differenziati ma accomunati dalla stessa prospettiva di una missione intesa come dialogo e profezia di mondialità “conviviale”.
In questo lavoro - che potrebbe riguardare il futuro di “Missione Oggi” - sai di poter contare anche sull’apporto di “CEM Mondialità”, che ho già apprezzato nella fattiva presenza di Brunetto Salvarani e Lucrezia Pedrali, di Federico Tagliaferri e Marco Dal Corso. Insomma, la boccata di ossigeno che ho respirato leggendo il numero di novembre mi ha suscitato questi pensieri e ho voluto comunicarveli.







