Sulle orme di Paolo: Alla riscoperta della missione
La ricorrenza del secondo millennio della nascita di Paolo – 7/8 d.C. – è un’occasione per ripercorrere le tappe della sua azione missionaria da Gerusalemme a Roma, dalle regioni orientali dell’impero romano agli estremi confini occidentali identificati con la Spagna. La storia dell’Europa e dell’Occidente sarebbe stata diversa senza di lui. L’incontro con Cristo ne sconvolse la vita e lo rese uno dei testimoni ed evangelizzatori impareggiabili, a cui tutti i grandi missionari si ispirarono.
“A Damasco, il governatore del re Areta aveva posto delle guardie nella città dei Damasceni per catturarmi, ma da una finestra fui calato giù in una cesta, lungo il muro, e sfuggii dalle sue mani” (2 Cor 11,32-33). La fuga da Damasco è il primo riscontro storico della vita di Paolo. Nel 37 Gaio Caligola, salito al trono imperiale, ripristina la politica di controllo delle frontiere, affidandola a re vassalli. Damasco sarebbestata affidata ai Nabatei, di cui era re Areta, il quale, non sappiamo bene come mai, cerca di catturare Paolo. Se questo è vero, visto che Paolo afferma che dopo tre anni dalla sua conversione lasciò Damasco diretto a Gerusalemme (Gal 1,16b-18), si può presumere che la sua conversione sia avvenuta tre-quattro anni prima del 37-38, cioè nell’anno 33 o 34, a pochissimi anni dalla Risurrezione. All’epoca, quanti anni poteva avere Paolo? Si presume una trentina, poco più poco meno.
Un altro riscontro storico della vita di Paolo è il processo davanti a Gallione, fratello del filosofo Seneca, proconsole dell’Acaia, che, sulla base dell’iscrizione di Delfi e di altri dati, dovrebbe aver avuto luogo tra luglio e settembre del 51. In quell’anno dunque Paolo era a Corinto. Ma quali sono gli avvenimenti precedenti?
IL PRIMO VIAGGIO MISSIONARIO
Dopo la prima salita a Gerusalemme Paolo torna a Tarso. Qui lo trova Barnaba,elo porta ad Antiochia di Siria (At 11,23-26). Dopo un anno di fruttuoso servizio in quella comunità, secondo At 11,27-30, salgono insieme a Gerusalemme a portare agli anziani il frutto di una colletta per aiutare le vittime di una carestia, e poi ritornano ad Antiochia (At 12,25). Da qui Paolo, Barnaba e Marco partono per il primo viaggio missionario,cheli porterà a Cipro, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe, e poi, ripercorrendo all’indietro lo stesso itinerario, di nuovo ad Antiochia di Siria attraverso la Pisidia e la Panfilia (At 13,1-14,28).
L’INCONTRO CON IL MONDO GRECO
Il secondo viaggio missionario sembra avvenire ancora sotto la direzione della comunità di Antiochia (At 15,37-41). È un viaggio di importanza epocale, che, diversamente da quanto raccontano gli Atti, sembra realizzarsi prima del Concilio di Gerusalemme, verso la fine degli anni ’40. La malattia che impedisce a Paolo di raggiungere la Bitinia diventa l’occasione per predicare nella regione della Galazia del Nord, a ovest di Ancira (At 16,7). Passato l’inverno, Paolo raggiunge Troade e, di qui, la Macedonia (Filippi, Tessalonica), Berea, Atene, Corinto (50-51).
È l’incontro del Vangelo con il mondo greco, carico di conseguenze per tutta la storia della Chiesa.
Da Corinto Paolo scrive la Prima Lettera ai Tessalonicesi, il primo scritto del Nuovo Testamento. Anche la Seconda Lettera ai Tessalonicesi sembra scritta nello stesso periodo. Nello stesso anno, 51, prima della chiusura della navigazione (il mare era chiuso da novembre a marzo), Paolo torna in Oriente. Ad Efeso lascia Priscilla ed Aquila, poi passa a Cesarea e sale a Gerusalemme (At 18,18-22). Sembra che il Concilio di Gerusalemmesi debba collocare durante questa visita, tra la fine del 51 e l’inizio del 52. L’accordo che si raggiunge apre le porte del Vangelo a tutti gli uomini, di ogni razza e cultura: per partecipare della salvezza di Cristo basta che essi credano in lui; non sono obbligati ad osservare le pratiche giudaiche. Stranamente, questo accordo sembra segnare non la fine, ma l’inizio dell’ostilità verso Paolo: a partire dal Concilio ci saranno sempre missionari giudaizzanti cheseguiranno Paolo e insegneranno la necessità della circoncisione, creando confusione nelle comunità. È probabilmente durante la successiva e ultima permanenza ad Antiochia che Paolo rimprovera Pietro a proposito delle osservanze giudaiche. Tacendo l’esito del contrasto, Paolo sembra uscirne vittorioso, ma forse avviene l’inverso: ad Antiochia prendono il sopravvento coloro che insegnano l’importanza della tradizione dei giudei all’interno del movimento cristiano.
LA PERMANENZA AD EFESO
Così Paolo lascia Antiochia e parte per il suo terzo viaggio, che lo porta attraverso le regioni prima evangelizzate,e poi fino ad Efeso, dove arriva verso la fine del 52. La permanenza ad Efeso, durata tre anni, si rivela di grande importanza per il consolidamento della missione paolina di fronte alle sfide che le venivano rivolte da ogni parte e per l’approfondimento della riflessione teologica su Cristo e sulla Chiesa. È da Efeso che Paolo scrive la Lettera ai Galati, alla fine del 52 o all’inizio del 53 (sull’altopiano dell’Anatolia, a causa della neve, non era possibile viaggiare d’inverno).
È ancora da Efeso che scrivela Prima Lettera ai Corinti, forse nel 54, in primavera (1 Cor 16,8). In questa lettera annuncia un suo prossimo viaggio in Macedonia e a Corinto. Prima di questo viaggio, scoppia in città un grande tumulto, poi risoltosi senza conseguenze. Questo secondo il racconto di At 19,25-41; ma se 2 Cor 1,8-10 si riferisce alla stessa circostanza, allora dobbiamo pensareche Paolo sia stato gettato in prigionee vi sia rimasto per qualchetempo, che abbia subito un processo e sia stato addirittura condannato a morte.
Alcuni studiosi collocano in questo periodo la Lettera ai Filippesi; e si potrebbe anche pensare che la Lettera ai Colossesi, la cosiddetta Lettera agli Efesini e la Lettera a Filemone siano state scritte durante la prigionia di Paolo ad Efeso. Il terzo viaggio di Paolo è descritto da Luca in At 20,1-16: Macedonia e Grecia all’andata; progetto di ritorno per nave, improvvisa decisione di viaggiare via terra fino in Macedonia, poi via mare fino a Troade, a piedi fino ad Asso, di nuovo via mare fino a Mileto, per arrivare a Gerusalemme possibilmente per Pentecoste (At 21,1-16). È il viaggio di consegna della colletta a favore dei poveri della Chiesa di Gerusalemme. Per glieventi dell’andata ci sono altri dettagli: è durante questo periodo che Paolo scrive la Seconda Lettera ai Corinti, dalla Macedonia (2 Cor 2,13; 7,5-8; 13,1), prima di mettersi in viaggio verso l’Acaia. In 2 Cor 13,1 l’Apostolo parla della sua prossima venuta come della terza visita alla comunità. Quale sarebbe la seconda, visto che gli Atti non ne parlano? Ci sono varie ipotesi di soluzione; ma se si pensa che Paolo dice con enfasi di essere presente in spirito a Corinto nel giudizio dell’incestuoso (1 Cor 5,3-5;cf. 2 Cor 13,2), non è necessario postulare un’altra visita. Paolo sarebbe andato fisicamente a Corinto solo due volte: nel suo secondo viaggio, in cui fonda la comunità, e nel terzo viaggio, in cui raccoglielecolletta per Gerusalemme.
IN VISTA DELLA MISSIONE IN SPAGNA
Secondo alcuni studiosi, in occasione di questo terzo viaggio Paolo predica il Vangelo in Illiria (Rm 15,19), per qualche mese, nell’estate del 55. Poi, tornato a Corinto, vi passa l’inverno e scrive la Lettera ai Romani, per preparareilsuo arrivo in vista della missione in Spagna (Rm 15,24).
L’anno 56 segna l’inizio della passio Pauli: imprigionato dai Romani a causa di una sommossa scoppiata nella piazza del Tempio, viene portato a Cesarea e là tenuto prigioniero ben oltre il tempo necessario per la risoluzione della sua causa. Per questo Paolo si vede costretto ad appellarsi a Cesare e fa il suo quarto viaggio, verso Roma, per mare, come prigioniero (dall’autunno alla primavera, tra il 59 e il 61/62). Dopo aver descritto le peripezie della navigazione con grande dovizia di particolari (At 27,1-28-16), Luca si accomiata da Paolo lasciandolo a Roma, libero di insegnareil Signore Gesù Cristo.
Alcuni studiosi ipotizzano che dopo la sua liberazione, Paolo sia effettivamente andato in Spagna, poi sia ritornato a Roma, si sia di nuovo recato in Grecia e a Efeso, poi a Roma e vi abbia subito il martirio nel 67.






