L’AGENDA DELLE ONG PER IL XXI SECOLO
Noi, 1350 rappresentanti di oltre 1000 organizzazioni non governative (Ong) e altre organizzazioni della società civile provenienti da oltre 100 paesi, ci siamo radunati alla sede centrale delle Nazioni Unite di New York nei giorni 22-26 maggio 2000 per delineare una visione comune, partendo dal lavoro iniziato nelle conferenze della società civile e dalle conferenze mondiali dell’Onu tenute durante gli anni ’90.
Ci proponiamo di attirare l’attenzione dei governi sull’urgenza di attuare gli impegni assunti e di incanalare le nostre energie collettive, rivendicando una globalizzazione fatta dai popoli e in loro favore.
La nostra visione
La nostra visione è di un mondo che sia centrato sulla persona umana e democratico, dove tutti gli esseri umani siano partecipi e possano determinare il proprio destino. Nella nostra visione, siamo un’unica famiglia umana, in tutte le molteplici diversità, che vive in una terra comune e condivide un mondo giusto, sostenibile e pacifico, guidato da principi universali di democrazia, uguaglianza, partecipazione di tutte le persone – uomini e donne, giovani e anziani – senza distinzione di razza, fede, identità sessuale.
È un mondo dove pace e sicurezza, come descritte nei principi della Carta delle Nazioni Unite, sostituiscono gli armamenti, i conflitti armati e le guerre. È un mondo dove ciascuno vive in un ambiente pulito, con una distribuzione equa delle risorse della terra. La nostra visione prevede un ruolo speciale per il dinamismo dei giovani e l’esperienza degli anziani e riafferma l’universalità, l’indivisibilità e l’interdipendenza dei diritti umani, civili, politici, economici, sociali e culturali.
Le sfide
Il nuovo millennio ci trova di fronte sfide a preoccupanti. Come attori nella lotta per la pace, la giustizia e lo sradicamento della povertà, le Ong incontrano quotidianamente la violenza crescente e i conflitti armati, la diffusa violazione dei diritti umani, il numero inaccettabile di persone a cui sono preclusi i mezzi fondamentali per un’esistenza umana minima.
La globalizzazione e il progresso della tecnologia offrono ai popoli significative opportunità di collegamento, di scambio e di apprendimento gli uni dagli altri. Allo stesso tempo, la globalizzazione diretta dalle imprese multinazionali aumenta le ingiustizie all’interno e tra i paesi, minaccia le tradizioni locali e le culture, accresce le disparità tra ricchi e poveri, emarginando un gran numero di persone, sia nelle aree rurali che urbane. Donne, popoli indigeni, giovani, bambini e bambine, disabili subiscono pesantemente gli effetti della globalizzazione. Ingenti somme sono impiegate dai paesi più poveri per ripagare il debito ai paesi ricchi, sacrificando l’assistenza sanitaria di base, l’istruzione e la vita dei bambini. Traffico di donne, sfruttamento sessuale, narcotraffico, riciclaggio di denaro sporco, corruzione e commercio di piccole armi aumentano l’insicurezza.
Intanto, gli stati diventano sempre più deboli, mentre il settore privato transnazionale diviene sempre più forte e incontrollabile. La focalizzazione dell’attenzione sulla sola crescita economica, per mezzo di mercati liberi e senza controlli, associata alle politiche di aggiustamento e di stabilizzazione delle istituzioni finanziarie internazionali – controllate dalle nazioni ricche creditrici – sta mettendo in ginocchio molte economie nazionali, inasprisce la povertà, erode i valori umani e distrugge l’ambiente naturale.
La globalizzazione deve essere fatta funzionare per il beneficio di tutti. Ciò significa: debellare la povertà e la fame globalmente; stabilire la pace globalmente, garantire la protezione e la promozione dei diritti umani globalmente, adempiere gli standard sociali sul lavoro globalmente… Questo può avvenire solo se le imprese multinazionali, le istituzioni finanziarie e del commercio e i governi sono soggetti a controlli democratici efficaci da parte della gente. Noi vediamo le Nazioni Unite, rafforzate e democratizzate, e un’attiva società civile come i garanti di questa impegno.
Leviamo un monito: se gli architetti della globalizzazione non saranno chiamati a dar conto delle proprie responsabilità, non solo tutto questo sarà ingiusto, ma l’intero edificio crollerà, con gravi conseguenze per tutti. Anche i ricchi non avranno scampo, perché intolleranza, malattie, devastazione ambientale, guerre, disgregazione sociale e instabilità cresceranno.
Intendiamo proporre una serie di passi concreti per rafforzare la cooperazione tra tutti gli attori a livello internazionale, nazionale, regionale e locale per fare di questa visione una realtà.
La nostra Agenda per l’azione include i passi che devono essere fatti dalla società civile, dai governi e dalle Nazioni Unite.









