Silvano Sabatini è un narratore formidabile. Il suo modo di narrare somiglia a quello dei kumú e dei pajé (sciamani) dai quali aveva ascoltato i grandi miti indigeni: una narrazione lenta, quasi sussurrata, accompagnata da una singolare mimica. Rientrato in Italia dopo quarant’anni trascorsi come missionario tra gli indios dell’Amazzonia brasiliana, Sabatini condivideva i ricordi legati a quell’indimenticabile esperienza con gli amici che gli facevano visita.
Gli aneddoti erano tanti: la sua prima messa nella foresta, quando si trova davanti un gruppetto di indios nudi che lo costringono a spogliarsi dei paramenti liturgici rigorosamente indossati; l’incontro con la bambina indigena ammalata che porta sulle spalle nel lungo tragitto dal villaggio alla missione; o quello con la vecchia…
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