La “parola di Dio”, Una lettera rivolta all’umanità intera
Il recente Sinodo dei Vescovi (ottobre 2008) ha richiamato la nostra attenzione sulla centralità della Parola di Dio “nella vita e nella missione della Chiesa”. La “Parola di Dio” è stata oggetto di uno dei quattro principali testi (“Costituzioni”) del Concilio Vaticano II, conosciuto appunto come la Costituzione su “La Parola di Dio” (Dei Verbum), e ne è certamente uno dei testi più importanti.
DIMENSIONE MISSIONARIA DELLA “DEI VERBUM”
La dimensione missionaria di questo testo, che ad una lettura superficiale potrebbe sfuggire, sta nell’affermazione, fatta come di passaggio perché data per scontata, della destinazione universale della Parola! Il testo conciliare parte dall’evento fondamentale della fede cristiana, la rivelazione, ossia dal fatto che Dio parla, si rivela, all’umanità in modo ad essa accessibile, si fa “visibile”, “udibile”, “tangibile”, con una presenza nella storia umana che ha il suo momento di massima intensità nell’evento di Cristo, la Parola fatta carne (cf. Gv 1,14). Il Concilio si sofferma poi in modo particolare sul processo storico attraverso il quale questa Parola è stata anche consegnata a degli scritti, confluendo in ciò che noi conosciamo come le Sacre Scritture (o Bibbia). Infine, il Concilio tratta dell’interpretazione e della traduzione, della lettura e dell’uso delle Sacre Scritture nella vita della Chiesa.
UNA “LETTERA DI DIO” ALL’UMANITÀ INTERA
Questa “Parola di Dio scritta” può essere vista – prendendo a prestito una immagine usata dai Padri della Chiesa – come una specie di lettera che Dio stesso scrive attraverso autori umani. Ma a chi? Questa è la domanda, la “questione”, sulla quale vogliamo soffermarci. A chi è indirizzata questa “lettera di Dio”?
Il Concilio afferma brevemente e poi dà per scontato che essa è rivolta all’umanità intera. Per continuare il paragone della lettera, sulla busta con cui questa lettera è consegnata, sta scritto:“All’umanità intera”! Già nel primo articolo del testo si dice che il Concilio “intende proporre la genuina dottrina sulla rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero (corsivo nostro) ascoltando creda, credendo speri, sperando ami”.
Introducendo poi il tema della rivelazione, al secondo articolo, ripetutamente, come cosa ovvia, si presenta l’umanità intera come sua destinataria. Lo stesso avviene nel n. 6. È quindi naturale che al n. 25 si raccomandi l’edizione della Bibbia, opportunamente annotata, anche ad uso dei non cristiani, e che nella conclusione (n. 26) si auspichi che “con la lettura elo studio dei SacriLibri… il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini”. Evidentemente qui si tratta di tutti gli uomini e di tutte le donne, nella stessa accezione universale del termine ripetutamente ricorrente nei primi articoli della Costituzione.
LA BIBBIA: IL LIBRO DELLA MISSIONE
Se Dio ha “scritto questa lettera” all’umanità tutta, ed essa si trova ora in mano ai discepoli di Gesù, cioè alla Chiesa, è ovvio che – per rimanere nel paragone – ad essi incombe il dovere di recapitare questa lettera ai destinatari, a tutti e a ciascuno dei suoi destinatari, a tutti e a ciascuno degli uomini e delle donne di ogni tempo. Vengono qui facilmente alla mente le parole che San Paolo scrive nella sua lettera ai cristiani di Corinto: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1 Cor 9,16).
Solo così si comprende la somma cura con cui i primissimi discepoli di Gesù non solo si preoccuparono di consegnare allo scritto il suo insegnamento e la testimonianza della sua vita, morte e risurrezione, ma anche la cura estrema di trascrivere, raccogliere, diffondere questi scritti, custodirli a volte a rischio della vita, tradurli nelle diverselingue, trasmetterli di generazione in generazione, portarli alla conoscenza di tutti, riprodurli, e, appena la stampa fu conosciuta, stamparli e ristamparli in infinite edizioni.
Oggi la Bibbia si può trovare tradotta, almeno parzialmente, in circa 2.400 lingue! Ed è in via di traduzione in altre 1.600 circa! Sicalcola che su tutta la terra solo circa 270 milioni di persone (su una popolazione di circa 6 miliardi) ancora non possano leggere la Bibbia nella propria lingua. Ma è anche ovvio che questa riproduzione e diffusione materiale del sacro testo non è che un mezzo, un aiuto, all’annuncio vivo, alla testimonianza convinta e convincente del messaggio che esso contiene, al servizio di evangelizzazione che la Chiesa ètenuta a rendere all’umanità tutta.
IL RECENTE SINODO DEI VESCOVI
Il recente Sinodo dei Vescovi è il primo grande evento ecclesiale che riprende in considerazione questo documento del Concilio con una speciale attenzione e preoccupazione. Non abbiamo ancora in mano l’Esortazione apostolica con la quale il Papa è solito presentare alla Chiesa tutta le conclusioni del Sinodo. Ma possiamo attingere agli atti, specialmente alle relazioni generali che hanno introdotto e concluso la discussione in aula, alle “proposizioni” conclusive e al “messaggio finale” dei padri sinodali.
Già il tema stesso del Sinodo pone la “Parola di Dio” nel contesto “della vita e della missione della Chiesa”.
All’inizio della sua relazione introduttiva alla discussione in aula, ilcard. Marc Ouellet affermava che“lo scopo del Sinodo è prevalentemente pastorale e missionario. Consiste nell’ascoltare insiemela Parola di Dio per discernerecome lo Spirito e la Chiesa aspirano a rispondere al dono del Verbo Incarnato mediante l’amore per le Sacre Scritture e l’annuncio del Regno di Dio a tutta l’umanità”, e al termine della relazione, ponendo la Parola di Dio in diretto rapporto con la missione della Chiesa, diceva: “L’attività missionaria della Chiesa affonda le radici… nella missione del Cristo e dello Spirito che rivela e diffonde la comunione trinitaria in tutte le culture del mondo. La portata salvifica universale del mistero pasquale del Cristo richiama l’annuncio della buona novella a tutte le nazioni e anche a tutte le religioni… La Parola di Dio è destinata specialmente a coloro che non ne hanno mai sentito parlare, poiché, nel cuore di Dio e nella coscienza missionaria della Chiesa, gli ultimi hanno la grazia di essere i primi”.
Nella relazione conclusiva dei vari interventi in aula, ancora il card. Ouellet osservava: “È troppo presto per trarre delle conclusioni ma si può fin d’ora sperare che da questo primo esercizio nascano orientamenti pastorali che facciano sbocciare una nuova primavera missionaria. L’urgenza di annunziare il Vangelo oggi è fortemente sentita da tutti i padri sinodali e molte nuove possibilità di comunicazione invitano a
prendere delle iniziative originali per fare conoscere e amare Cristo e le Scritture, per lavorare all’unità dei cristiani e contribuire alla giustizia e alla pace nel mondo”.
LUNGO LE STRADE DEL MONDO
Il messaggio finale dei padri sinodali dedica la sua quarta e ultima parte al tema delle “strade della Parola: la missione”. Le strade che la Parola di Dio vuole percorrere sono le strade del mondo intero. “Da Sion uscirà la Legge e da Gerusalemme la Parola del Signore (Is 2,3). La Parola di Dio personificata “esce” dalla sua casa, il tempio, e si avvia lungo le strade del mondo per incontrare il grande pellegrinaggio che i popoli della terra hanno intrapreso alla ricerca della verità, della giustizia e della pace... (S)i legge nel libro del profeta Amos: “Ecco verranno giorni in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare la parola del Signore” (8,11). A questa fame vuole rispondere la missione evangelizzatrice della Chiesa”.
La Parola di Dio, per l’intrinseco dinamismo che la genera e la anima, come in Gesù Cristo giunge al suo vertice, così da lì ridiscende, e lungo le strade del mondo cerca ogni essere umano per portare a tutti il messaggio dell’infinito Amore da cui nasce.
Le citazioni dei testi sinodali sono tratte da “Il Regno/Documenti” 2008/19.







