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Molti giovani della capitale del Burundi hanno una grande opportunità: grazie al Centre Jeunes Kamenge imparano a convivere. In estate la convivenza passa attraverso la lavorazione dei mattoni: fango e acqua impastati insieme e messi a seccare al sole.

Si tratta di “un campo estivo nel quale gruppi di giovani armati di pale e carriole vanno nelle periferie più abbandonate della città ad impastare mattoni per i senza casa”, ci spiega il saveriano padre Claudio, cofondatore e direttore del Centro. Il progetto estivo è in realtà l’apice di un’esperienza di convivenza che dura tutto l’anno a Kamenge e che in agosto assume la dimensione di una vacanza-lavoro. Che cosa c’è di tanto rivoluzionario in un Centro come quello di Kamenge?

C’è che siamo in Burundi, il paese che negli anni Settanta e Novanta è stato protagonista di una sanguinosa guerra civile tra hutu e tutsi; il paese dove nel 1997 avvenne uno degli episodi più tristi per la Chiesa locale: 40 giovani allievi del Seminario di Buta (diocesi di Bururi), hutu e tutsi, vennero massacrati per essersi rifiutati di obbedire all’ordine di dichiarare la propria etnia. Ecco allora che appare più chiaro il senso di un progetto come questo per sanare una ferita antica che ancora sanguina: lavorare con i giovani nelle periferie della capitale perché possano reinventare una società etnicamente spaccata.

Ma il Burundi è anche il paese dove lo scorso 7 e 8 settembre, proprio a Kamenge, vicino al Centro Giovani, sono state uccise le tre missionarie saveriane italiane Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian. Nell’ardua ricerca della verità sulla loro morte, dai media locali e internazionali rimbalzano notizie non documentate, che infangano l’opera dello stesso Centro, considerato “coinvolto” nel complotto del massacro nella persona del suo direttore. Chi, come noi di Missione Oggi, conosce padre Claudio e la sua capacità di sostenere i drammi e le miserie del Burundi, di ripartire cercando sempre strade di riconciliazione, non può che indignarsi di fronte all’insulto che si sta recando all’opera del missionario.

Secondo lo stesso padre Claudio, “la logica di tutto questo è mettere la museruola al Centro, che è un’oasi di pace, di dialogo e di fraternità”. I giovani del Centro, infatti, sono ormai ovunque, nei progetti di sviluppo, nel sociale, nella politica. “Sono giovani diversi – continua padre Claudio –, giovani di pace, e questo fa molto male a una certa politica, a una certa opposizione”.

Missione Oggi fa propria l’indignazione di padre Claudio in quest’ora delicata della storia del paese africano, all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, che vedono le parti in causa trasformare la campagna elettorale in una macchina di fango per diffamare l’opera della Chiesa cattolica e dei missionari, offendendone addirittura la memoria, come nel caso delle tre saveriane Olga, Lucia, Bernadetta, circa l’opera delle quali si sono diffuse notizie infondate.

È assolutamente inverosimile, per esempio, che “una di loro abbia mai detto di non curare una certa categoria di persone, come anche che abbiano comunicato a qualcuno di essere a conoscenza di traffici illeciti”, afferma un comunicato stampa congiunto dei saveriani e delle saveriane. Il nostro auspicio è che il sangue versato dalle tre sorelle, insieme a quello di tanti altri missionari e missionarie, diventi seme di speranza per costruire un’autentica fraternità tra i burundesi, magari anche attraverso quei mattoni di fango e acqua impastati dai giovani di Kamenge per dare forma e futuro alla convivenza e alla pace nella martoriata Africa dei Grandi Laghi.



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