Golfo del Messico, Quello che la BP non ha fatto
Cè una ferita nella crosta della terra, nel Golfo del Messico, da cui esce con esasperante continuità il petrolio; e il petrolio, l’oro nero che potrebbe fornire energia utile alla vita, uccide pesci e animali. È ancora una volta la storia dell’apprendista stregone: avendo imparato dal maestro mago l’arte della magia, è riuscito a operare un sortilegio ma, non avendo imparato del tutto, non riesce più a controllare i risultati della sue “fatture”.
È lecito pompare il greggio anche dal profondo del mare; ma sarebbe saggezza cominciare a farlo quando si hanno gli strumenti per controllare i possibili effetti.
È questo che la BP non ha fatto: ha perforato a 1.500 metri di profondità ma confessa di non avere gli strumenti per controllare quello che può avvenire a quella profondità. Viene costruita e calata in fretta e furia una campana che potrebbe coprire la falla, ma la campana non è stata testata e non si sa se potrà effettivamente operare in queste particolari condizioni. Ci siamo comportati come apprendisti stregoni: sembriamo intelligenti e vincenti fin che tutto procede tranquillo, ma mostriamo tutta la nostra insipienza se solo una valvola non funziona correttamente.
“La BP pagherà il necessario per riparare i danni all’ambiente,” promettono. Può darsi; ma essere sano o riprendersi da una malattia non è la stessa cosa. Così come pagare le conseguenze della propria stupidità non equivale a essere saggio. Eppure la tentazione di provare nuovi sortilegi sembra invincibile. Quando Ulisse superò le Colonne d’Ercole per esplorare il mondo ignoto esortò i compagni a condividere con lui l’avventura: “Fatti non foste a viver come bruti – disse loro – ma per seguir virtute e conoscenza”. In questo caso la decisione ci pare nobile ed eroica anche se il risultato fu tragico. Ma Ulisse mise in gioco la sua vita e la vita di coloro che accettarono liberamente il rischio con lui.
È lecito mettere in gioco la sicurezza degli altri, il futuro degli altri per realizzare i propri desideri?
In un altro campo: si diffonde l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Non è difficile capire il desiderio di paternità-maternità anche all’interno di una coppia gay. Ma è saggio tentare un esperimento nuovo di questo genere? Finora si è ritenuto che l’equilibrio psicologico di un bambino fosse garantito nel modo migliore dalla presenza di un padre e di una madre, ciascuno con una sua identità precisa.
Potrà essere diversamente in futuro? Può darsi; ma se l’esperimento andasse male?
Se il figlio adottato dovesse patire disagi psicologici o sociali per una scelta avventata e non testata? Chi rimedierà ai danni? Una psicoterapia? Un sostegno sociale? Vale la pena tentare un’avventura che presenta aspetti gravi di incertezza?
Si racconta di un umanista francese (Marc’Antonio Muret) che, caduto ammalato in un villaggio del Piemonte, sentì i suoi medici curanti che confabulavano tra loro e intendevano provare su di lui un rimedio non ancora testato. Dicevano: “Facciamo l’esperimento in corpore vili, su un corpo di poco valore”. Capita l’antifona, il nostro umanista si levò svelto dal letto, guarito dalla sola paura di essere curato in quel modo.
Il senso della storia è che non siamo così vitali, così amanti della vita come Muret; non abbiamo una stima così alta di noi stessi.
Accettiamo infatti senza sobbalzi di essere pensati e trattati come corpus vile. Forse nemmeno noi siamo convinti di valere molto: il corpo, la vita li amiamo non per ciò che sono ma per le soddisfazioni immediate che da essi si possono ricavare. E allora, perché non rischiare? Danno all’ambiente fisico e danno all’ambiente umano nascono da una medesima radice: assolutizzare il desiderio e cercare di realizzarlo a ogni costo – anche se i rischi non sono calcolabili e i danni non sono controllabili.
Abbiamo bisogno di un’ecologia dell’ambiente e di un’ecologia dello spirito. Ma alla radice di tutto sta l’amore per la vita, quella propria e quella degli altri.







