Skip to main content

Concilio e Teologia della Liberazione

Condividi su

Nei giorni 7-11 ottobre si è celebrato un importante congresso continentale di teologia all’Università Unisinos di São Leopoldo (RS), Brasile, per il cinquantesimo anniversario dell’inizio del Vaticano II e il quarantesimo della pubblicazione del libro Teologia della liberazione di Gustavo Gutierrez, teologo peruviano, universalmente conosciuto come il padre di questo modello di riflessione teologica.

I due eventi – Concilio e Teologia della liberazione – sono stati ricordati insieme perché le grandi intuizioni che hanno scosso e animato la Chiesa in America latina in questi ultimi cinquant’anni hanno avuto la loro origine nel Vaticano II, che fu accolto nel continente con entusiasmo, dando vita ad un nuovo processo ecclesiale – opzione per i poveri; Ceb (Comunità ecclesiali di base); lettura popolare della Bibbia; vescovi difensori dei poveri, veri padri della Chiesa dei poveri; agenti di pastorale impegnati con il popolo; vita religiosa inserita negli ambienti popolari; spiritualità liberatrice; martirio, ecc. –, che sarà chiamato appunto “Teologia della liberazione”. A dare corpo a questa novità della Chiesa in America latina sono stati i vescovi e i teologi protagonisti delle conferenze di Medellín (1968) e di Puebla (1979), l’età dell’oro della Teologia della liberazione, i quali hanno saputo coniugare temi nel Vaticano II appena abbozzati, come la “Chiesa povera e dei poveri” di Papa Giovanni XXIII e del card. Giacomo Lercaro.

In questo continente la recezione del Concilio è stata creativa e profetica come forse in nessun altro, grazie all’irruzione dei poveri nella consapevolezza della Chiesa (teologia, magistero, pastorale), che ha ridato all’opzione per i poveri quella rilevanza che aveva nella Chiesa delle origini. Se al Concilio i vescovi dell’America latina facevano parte, nonostante alcuni pronunciamenti profetici, della “maggioranza silenziosa” – poco vivace rispetto alla “minoranza” dell’Europa occidentale che ha fatto veramente il Vaticano II –, nel postconcilio essi sono diventati i protagonisti più ispirati del rinnovamento della Chiesa, grazie anche alla Teologia della liberazione. Se cinquant’anni fa, nel Concilio, la Chiesa cattolica di Roma, invecchiata e paralizzata, ha sentito il bisogno di umanizzarsi e rinnovarsi dialogando con il mondo moderno, anzi avvalendosi della modernità per rendere ancora dicibile e credibile il Dio di Gesù Cristo, pochi anni dopo, a Medellín, la Chiesa dell’America latina ha sentito il bisogno di umanizzarsi e rinnovarsi ascoltando il clamore dei poveri,

per rendere dicibile e visibile il volto di Dio nel contesto di un continente in cui i poveri non avevano volto ed erano sacrificati a divinità altre.

In questi cinquant’anni sono intervenuti mutamenti profondi in tutto il mondo: sono caduti il muro di Berlino e le Torri Gemelle; è cresciuta la globalizzazione e si è consolidato il neoliberismo; si sono sviluppate nuove tecnologie e si è aggravata la crisi ecologica; sono aumentati i flussi migratori e si è massificato il mondo urbano; ecc. Siamo di fronte ad un mutamento culturale e religioso senza precedenti, un vero tsunami invade il pianeta. Sarà la Chiesa cattolica capace di far fronte a questo tsunami e dire una parola significativa a questo nuovo mondo che sta avanzando? Solo se avrà il coraggio di portare a compimento la “rivoluzione” innescata al suo interno cinquant’anni fa dal Concilio e genialmente recepita in America latina dalla Teologia della liberazione.

Non si può parlare di “nuova evangelizzazione” senza portare a compimento l’aggiornamento e il rinnovamento del Concilio, pena tradirne lo spirito.



Per scaricare la rivista accedi con le tue credenziali d'accesso o abbonati.

Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito