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ALLA RICERCA DI UNA STRATEGIA POSSIBILE

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CONVEGNO 2000 - DIBATTITO

Ecco un invito a partire dal concreto, perché "la vita è troppo fondamentale per tenerla fuori da se stessi". Arriva da una responsabile della Caritas di Genova.

Due cose mi hanno colpito: la prima è un pensiero che mi è venuto all'inizio, quando lei ha riportato la notizia di quell'esperimento della nostra esclusione futura. Credo che una delle ottiche, con cui affrontare queste problematiche, stia propria nell'equilibrio tra lo studio e l'approfondimento; tra l'osservazione della realtà dal punto di vista appunto dello studio della stessa con gli strumenti che ci vengono offerti, e l'osservazione della realtà dal punto di vista dell'esperienza personale. Ed è quello che mi ha positivamente impressionato dell'intervento di Lydia Keklikian.

Del resto, è tipico delle donne il fatto di partire sempre dal concreto della realtà, da quel che si dice in autobus, non perché non si voglia un approfondimento teorico, ma perché la vita è troppo fondamentale per tenerla fuori da sé stessi. E temo sempre, quando si discute di queste cose, l'allontanamento dalla vita personale. Che è anche la chiave di volta, nella realtà, per superare il razzismo: la conoscenza delle persone e delle situazioni di una povertà, che va vissuta sulla propria pelle. È da quest'ottica infatti che si comprende maggiormente, come chi ha vissuto la malattia comprende maggiormente chi è ammalato. Questa comprensione non è esclusiva, certo, ma è illuminante e ci aiuta ad andare avanti.

La seconda cosa che volevo far presente, è il vivere. In questo momento, vivo in una chiesa - quella di Genova - che sta in modo molto evidente tornando indietro. Il 5 ottobre p. Zanotelli verrà a Genova, ma non sarà invitato dalla chiesa che ha evidentemente ritenuto tale invito poco opportuno. Ad invitarlo sono stati una serie di organismi, di cui solo uno ecclesiale: Pax Christi. Il giorno seguente andrà a Chiavari, invitato dalla Caritas. Sono le contraddizioni della chiesa: Chiavari - lo sapete - è a pochi chilometri da Genova. Mi ha fatto bene dunque la sfida che Lei ha lanciato alla fine, parlando dell'importanza di cogliere questo ritorno e di vegliare, di cercare.

Temo però che manchiamo di una strategia. Ho vissuto gli anni '70. L'ho sentita già parlare, come tanti qui presenti, negli anni d'oro della mia giovinezza. Lei e tanti altri nomi citati in questa sede hanno lasciato una profonda impronta dentro di me; tanto profonda che credo di non aver mancato a nessuno dei "famosi" Convegni di Missione Oggi e di Nigrizia. Tuttavia credo che, oggi, all'interno della nostra chiesa ci sia bisogno di una strategia.

Sicuramente ci sono delle ragioni, che abbiamo costruito anche noi, per questo ritorno al passato. Ma si deve creare una situazione, dalla quale sia possibile partire. Perché ciascuno altrimenti si ritrova un po' perso nella propria realtà.

Genova è una realtà storicamente faticosa. Quindi, potremmo dire che ci siamo abituati. Ma di qui dove si va?

SILVANA PICCININI, Caritas diocesana di Genova.



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