RESTITUIRE LA BIBBIA AL POPOLO DI DIO
Restituire la Bibbia al popolo di Dio è una sfida pastorale ancora attuale, nonostante sembri superata, perché la sua lettura non è più proibita, come anticamente. La proibizione era dettata, nella Chiesa cattolica, soprattutto dalla paura dei conflitti di interpretazione, che potevano minacciare l’unità della comunità. Veniva così addomesticata anche l’affermazione petrina: “Nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione” (2Pt 1,20). Con il vento nuovo del Vaticano II, tale paura è andata scemando, grazie anche alla riscoperta dell’importanza della conoscenza della Scrittura per la vita dei fedeli. Ciò non significò però la rinuncia al ruolo del magistero nell’interpretazione della Scrittura, quale “ultima istanza […], che adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio” (DV 12). A oltre cinquant’anni dal Concilio, possiamo attestare che la Bibbia è tornata in mano alla gente e che sono tanti gli esempi di lettura, anche “popolare”, della Scrittura. Tuttavia, non possiamo illuderci che la Bibbia rimessa in mano alla gente abbia risolto tutti i problemi. Nei nostri incontri biblici notiamo, infatti, il persistere di un certo timore di esprimersi da parte della gente, di manifestare la propria opinione o anche solo di fare delle domande sulla Parola. Non si è del tutto dissipata la paura del conflitto d’idee, frutto forse della poca familiarità con la Parola e dell’innegabile allontanamento da essa, durato troppo a lungo.
La restituzione della Bibbia al popolo di Dio è stata provvidenzialmente provocata in Indonesia sia dalle Chiese protestanti, che avevano già risolto il problema, mettendo mano alle traduzioni nelle lingue locali, sia dallo spirito del Vaticano II: “È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura. […] la parola di Dio deve essere a disposizione di tutti in ogni tempo, la Chiesa cura con materna sollecitudine che si facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue, a preferenza dai testi originali dei Sacri Libri” (DV 22).
La prima traduzione della Bibbia in lingua locale, approvata dalla Conferenza episcopale indonesiana, è di provenienza protestante e risale al 1975. La seconda traduzione-revisione, limitata al Nuovo Testamento, ha visto la luce nel 1997, con l’apporto di specialisti cattolici. La terza traduzione-revisione completa della Bibbia, libri deuterocanonici inclusi, sarà disponibile nel febbraio 2023, grazie a una più massiccia partecipazione di biblisti cattolici. Tradurre la Bibbia nelle tante lingue del paese è stata la via previlegiata dell’ecumenismo in Indonesia, ma anche dell’inculturazione del Vangelo, perché ha avvicinato i cristiani tra loro e alla sorgente della fede cristiana, attraverso l’ascolto della Parola nella propria lingua. Seppure minoranza, spesso intimorita, la Chiesa cattolica indonesiana ha capito che per un’evangelizzazione più efficace, deve a sua volta lasciarsi evangelizzare sempre di nuovo e più in profondità. Come ci hanno insegnato i fratelli e amici protestanti con il loro amore per la Parola, anche attraverso la sua traduzione in tante lingue locali.







