MESSAGGIO DEI VESCOVI DEL KIVU / CONGO RD
Nel loro messaggio in occasione dell’Assemblea della Provincia di Bukavu (ASSEPB) del 27 maggio-2 giugno 2019, i vescovi tracciano un quadro inquietante dell’Est del paese.
Speranze. Il messaggio si apre con alcune speranze, che vengono: dalla nomina del vescovo di Goma, dal clima pacifico in cui si sono svolte le elezioni presidenziali, dalla maturità dimostrata dalla popolazione che ha evitato ogni violenza, dal grande impegno nazionale e internazionale di lotta all’epidemia di ebola.
Inquietudini.
Le inquietudini, però, sono di gran lunga più numerose. Sul piano politico, prevale la sensazione che le elezioni siano terminate con un compromesso occulto che ha soppiantato la volontà popolare espressa alle urne. Questo pone un problema di legittimità e credibilità a tutti i livelli. Sul piano della governabilità, i vescovi denunciano il ritardo nella composizione del governo. Ritardo che prolunga l’incuria nella gestione della cosa pubblica, l’insicurezza nelle zone dove imperversano i gruppi armati, l’instabilità dell’economia, la deturpazione dell’ecosistema. Sul piano della sicurezza, i vescovi denunciano il proliferare di gruppi e bande armate che massacrano, sequestrano persone, provocando un massiccio spostamento di popolazione.
Questo mostra una chiara decadenza dello Stato.
Il pensiero va soprattutto alle popolazioni di Beni e Butembo che meritano un’attenzione speciale. I massacri che vi si perpetrano sono attribuiti a gruppi che si dicono affiliati allo Stato Islamico (Daesh). A questo si aggiunge l’occupazione di terre comunitarie da parte di gruppi di provenienza oscura. La popolazione è presa nella morsa tra le violenze armate e la tragica epidemia di ebola, che ha già provocato un’ecatombe. Su 1877 casi, ci sono stati 1248 decessi e solo 490 guarigioni. Il dramma si è aggravato con la strumentalizzazione politica della malattia, che ha escluso dalle elezioni parte dell’elettorato. Tale esclusione è stata percepita dalla popolazione come un’ulteriore discriminazione.
Un clima pesante.
I vescovi denunciano la persistenza di violenze in altre zone: Uvira, Fizi e Mwenga. Questi conflitti sono legati a certi capi tradizionali con la relativa ripartizione delle terre. Si tende ad alimentare il tribalismo, la divisione e l’esclusione. Questo clima non favorisce lo sviluppo di queste zone.
I leader politici in tutt’altre faccende affaccendati.
I politici a Kinshasa sembrano preoccupati con altro, specialmente con la divisione del potere, abbandonando il popolo alla sua triste sorte. C’è da chiedersi quale sia il senso di un potere cosi distante dal popolo, che rende più fragile un’economia già disorganizzata, esposta alle devastazioni della predazione interna ed esterna: i minerali sono saccheggiati, l’agricoltura locale è abbandonata a favore di prodotti stranieri sovvenzionati; l’imprenditoria locale è quasi inesistente, la tassazione è lasciata all’iniziativa degli agenti pubblici e spesso per un profitto personale.
Tutto ciò innesca una grande fragilità sociale.
L’assenza di una politica nazionale per la cura dell’ambiente causa una deforestazione eccessiva; l’attribuzione affrettata di immense concessioni a compagnie di sfruttamento del legname, la vendita sconsiderata di immense distese di terre arabili ad aziende nazionali o internazionali, priva i congolesi di risorse esponendo la loro salute agli effetti nocivi di questi sfruttamenti. È così che un’economia circolare in senso negativo si organizza attorno a multinazionali avide solo di accrescere le loro ricchezze a scapito degli ecosistemi e della biodiversità necessarie al benessere della popolazione.
La corruzione.
La discesa agli inferi del paese, continuano i vescovi, si nutre anche della corruzione dell’élite e dell’ignoranza delle masse. I responsabili hanno largamente contribuito ad impoverire la gente, spogliandola di molte cose, tentando persino di togliere al popolo il senso dell’onore. Una via di uscita da questa mediocrità potrebbe essere l’educazione della gioventù, ma purtroppo, oggi regna la confusione nel sistema educativo congolese e la scala di valori dominante costringe alla mediocrità.
Attese.
I vescovi si impegnano: a discernere tra demagogia e verità; a incentivale l’educazione civica dei giovani; a promuovere i valori cristiani come l’amore del prossimo e il dono di sé perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza. Inoltre, invitano giovani e adulti ad impegnarsi nel servizio del bene comune, perché nessuno svilupperà il paese al posto dei suoi cittadini. Per far questo è necessario migliorare le capacità produttive vivendo del proprio lavoro, gestendo le risorse del paese in modo responsabile per assicurare il benessere della popolazione attuale e futura. E ancora, i vescovi invitano la popolazione a trovare soluzioni che siano alla propria portata. Un’attenzione particolare è posta sui giovani, invitati a sviluppare un senso acuto della responsabilità rifiutando la trappola della corruzione, della manipolazione politica e ideologica, della violenza e dell’esclusione, dell’odio e del tribalismo. I giovani devono rifiutare ogni tipo di arruolamento in gruppi armati e movimenti mafiosi che non fanno altro che perennizzare l’insicurezza e il sottosviluppo.
Invito ai politici.
I politici sono invitati a prendere in mano la gestione corretta dello Stato assicurando l’unità e l’integrità del territorio nazionale, la sicurezza delle persone e dei loro beni, promuovendo il benessere generale della popolazione. Inoltre, a vegliare sulla protezione delle risorse naturali del paese, prima di stipulare qualsiasi accordo con terzi, assicurandosi che siano garantiti gli interessi nazionali e il rispetto dell’ambiente. I politici sono invitati, ancora, a proteggere il lavoro delle popolazioni locali valorizzando di più i settori agricolo, artigianale e le piccole e medie imprese. Ma anche a combattere con tutte le loro forze la corruzione assicurando salari decenti per gli agenti dello Stato, tra cui gli insegnanti, i militari, i poliziotti e gli altri funzionari. Infine, a concludere il ciclo elettorale organizzando, senza ritardo, le elezioni locali.
Conclusione.
I vescovi concludono il loro messaggio chiedendo a tutti gli agenti pastorali di accompagnare le comunità cristiane in un dialogo costruttivo con i propri responsabili, a leggere e studiare gli orientamenti dell’episcopato regionale e nazionale per farne un programma di azione di pastorale sociale. Tutto è poi messo nelle mani della Vergine Maria affinché aiuti tutti a cercare i valori del Regno e a costruire una società giusta e prospera che viva nella pace e nella concordia.






