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CONGO RD / LA RICERCA DEL POTERE ASSOLUTO UCCIDE LA DEMOCRAZIA

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Il 12 giugno 2019 la Corte Costituzionale del Congo RD ha invalidato l’elezione di 32 deputati di cui ben 23 dell’opposizione. I loro seggi sono stati attribuiti alla coalizione dell’ex presidente Joseph Kabila, cioè al FCC (Fronte comune per il Congo).

Una notizia apparentemente banale, ma che sembra confermare i sospetti sul modo di agire della medesima Corte. Infatti, la coalizione di Kabila contava 345 deputati al Parlamento su un totale di 500, cinque in meno per raggiungere i fatidici 2/3 che consentono, secondo la Costituzione, l’eventuale destituzione del presidente della Repubblica per una delle infrazioni previste (o costruite ad hoc) e la possibilità di modificare la stessa Costituzione. La manovra della Corte sembra non avere altro intento che quello di consentire alla già maggioritaria coalizione di Kabila di avere un Parlamento alle sue complete dipendenze. In molti si chiedono se la Corte non stia ripetendo quanto già fatto in occasione delle elezioni presidenziali, quando ha sancito dei risultati che sembravano modificati rispetto alle attese.

Fatto sta che questo modus operandi della Corte sta suscitando forti proteste da parte della popolazione in diversi luoghi del paese e l’opposizione ha sospeso la sua partecipazione in Parlamento finché gli eletti invalidati non saranno reintegrati. Martin Fayulu, che avrebbe ricevuto il 62 per cento dei voti alle presidenziali, ha dichiarato che non si può tollerare “l’assassinio definitivo della democrazia a causa della Corte Costituzionale” e ha invitato tutti a manifestare.

Le cancellerie degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Svizzera e del Canada hanno reagito dichiarando che questo modo di fare “aggrava la situazione con forti tensioni politiche”. Nella loro dichiarazione congiunta del 14 giugno si legge: “Le recenti decisioni della Corte Costituzionale, prese al di fuori delle sedute previste dalla legge, compromettono un clima politico pacificato e mettono a rischio l’opportunità di avviare il cambiamento per il quale la popolazione ha votato”. I quattro ambasciatori richiamano cosi le autorità del paese all’impegno per uno Stato di diritto.

Stupisce il silenzio dell’Ue davanti a queste nuove manovre di accaparramento illegittimo del potere. Del resto non ci si poteva aspettare molto viste le affermazioni del ministro francese degli esteri, Jean-Yves La Drian, primo rappresentante europeo sbarcato in Congo RD dopo elezioni, il 20 maggio 2019. Malgrado le prime esitazioni e dubbi della Francia sull’esito delle elezioni, il ministro in visita ha dichiarato che “c’è stata nel paese una vera elezione democratica, convalidata dalla Corte Costituzionale e dall’Ua”.

Le pressioni popolari e la reazione delle quattro cancellerie succitate hanno indotto il presidente della Corte Costituzionale, Benoit Lwamba, a prendere in considerazione il ricorso formulato dalla coalizione Lamuka a cui appartengono 23 dei 32 deputati coinvolti nella disputa dei seggi parlamentari.



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