CONGO RD / VERSO IL “DIALOGO NAZIONALE” PER UN “PATTO SOCIALE”
Il 17 luglio scorso, dopo molte pressioni interne e internazionali, il presidente del Congo RD, Félix Tchisekedi, si è detto disponibile a un “Dialogo nazionale” per l’elaborazione di un “Patto sociale” che riconduca il paese sulla via della pace, della riconciliazione e dell’unità nazionale. Un’iniziativa quest’ultima voluta e proposta insieme dalle Chiese cattolica e protestante, alla quale hanno aderito una parte dell’opposizione politica e molte organizzazioni della società civile. Il card. Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa, dal canto suo ha definito la disponibilità del presidente “un’occasione per ricostruire l’unità nazionale”.
Il 28 agosto Tshisekedi ha formalmente annunciato il progetto di “Dialogo nazionale per la pace, la coesione e la rifondazione dello Stato”, praticamente intestandoselo e stabilendo sia la durata, non oltre tre mesi, sia le tappe, con inizio nelle 26 Province del paese e conclusione nelle assemblee nazionali nella capitale Kinshasa. Dal “Dialogo nazionale” sono però stati esclusi, nel progetto del presidente, i gruppi armati attualmente in conflitto. Tale esclusione viene letta dalle Chiese come un tentativo del presidente di addomesticare il “Patto Sociale”, il cui punto centrale era invece “l’inclusione” di tutti i soggetti nazionali, compresi i gruppi armati M23/AFC e il partito dell’ex presidente Joseph Kabila, condannato a morte in contumacia. Per Tshisekedi, i gruppi armati sono stati esclusi, perché già inquadrati nel processo di pace di Doha.
Per la Cenco (Conferenza episcopale nazionale congolese) e l’Ecc (Chiesa di Cristo in Congo) tale esclusione significa non accettare il modello di dialogo nazionale inclusivo proposto dalle Chiese per giungere al “Patto sociale”. Il “Patto sociale”, infatti, aveva come obiettivo di mettere sul tavolo tutti i “dossier” della vita nazionale: la pace nell’Est del paese, la riforma dello Stato, l’economia e lo sviluppo, la riconciliazione nazionale, partendo dal tradizionale concetto africano di armonia, cioè l’Ubuntu, che considera tutta la popolazione coinvolta nella responsabilità di governo del paese. In altre parole, per le Chiese, il grande obiettivo del “Patto sociale” è di cambiare la cultura politica e sociale basata sulla violenza, la diffidenza e la violenza, vivendo insieme in armonia, d’accordo con il pensiero dell’Ubuntu. Per questo, il "Patto" non doveva essere gestito dal governo, ma da personalità indipendenti. Mentre il governo in carica avrebbe dovuto facilitarlo, partecipando come un membro tra gli altri.
Per assicurare il governo in carica, le Chiese hanno ribadito che il “Patto” non mette in discussione la Costituzione, l’ordine istituzionale, il calendario elettorale e tutto ciò che organizza la vita dello Stato, ma vuole proporre un nuovo equilibrio sociale che metta fine a tutte le conflittualità che impediscono il “ben-vivere” del popolo congolese. La principale coalizione politica dell’opposizione, la C64 (dall’articolo 64 della Costituzione, che stabilisce il dovere dei cittadini di opporsi a chi prende o esercita il potere violando la Costituzione), ha già manifestato la sua disapprovazione nei confronti della proposta del presidente Tshisekedi e ha fatto appello alla popolazione per una grande marcia nazionale il 15 settembre prossimo. Il cammino verso la pace e l’armonia sociale è ancora lungo e impervio.
© Foto: World Economic Forum / Valeriano Di Domenico







