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VIVERE UNA VITA "PIENA!"

VIVERE UNA VITA "PIENA!"

Sono Giulia, ho 22 anni! Sono passati ormai due danni da quel giorno ma ancora, quando mi chiedono di raccontare qualcosa che ha fatto cambiare il mio modo di vedere e vivere la vita, mi viene sempre alla mente quel giorno.

Giocamico è un’associazione di volontariato che si occupa di far giocare i bambini ricoverati in ospedale per portare gioia, vita e “normalità” nelle loro piccole stanze.

Era domenica, mi sono recata nel reparto di oncologia pediatrica per il mio solito turno ma M., alla dolce età di 6 anni, quella mattina se ne era andata. Appena arrivata a casa avevo bisogno di scrivere quel mare di sensazioni così confuse, surreali, tra gioia e tristezza che stavo provando. Ecco parte della mia riflessione:

Non capisco le mie sensazioni, forse è troppo presto per avere rielaborato, ma continuo a pensare che forse dovrei starci peggio. Non riesco ad immedesimarmi completamente perché M. non l’ho conosciuta benissimo. Continuo a fissare nel vuoto ed il mio pensiero ritorna sempre lo stesso: “Come? Cosa? Veramente?”. Non realizzo. Due settimane fa era in salottino e ogni volta che passavo mi chiedeva di giocare ma io ero impegnata con altri bambini, poi quando ho avuto 10 minuti liberi abbiamo giocato a just dance. Lei era così magra, esile e senza un pelo sulla testa, sembrava un angelo ma aveva una carica ed una forza che ai miei occhi la facevano sembrare una bambina fortissima. Come sempre quando si gioca la malattia scompare, lei ballava benissimo e mi ha pure battuto.

Lunedì è rientrata in reparto e oggi, domenica, mi hanno annunciato che ha avuto una pesante ricaduta per cui non si poteva più fare nulla. Non mi sembra vero, tutto così improvviso; mi sforzo allora di credere in Gesù e di credere veramente che lui ha deciso di chiamarla con lui in cielo e che abbia riservato un bellissimo futuro per i suoi genitori e la sua famiglia. Potranno forse capire che lei è lassù in cielo con lui e affrontare una nuova vita rimanendo sempre accompagnati dalla loro piccola figlia che li continuerà a guardare. All’apparenza il papà mi è sembrato una persona forte; oggi l’ho visto ridere mentre guardava la sua nipotina che era venuta a visitare la cugina. Chissà cosa avrà pensato; forse rivedeva in quella piccola bimba M. da piccola quando ancora non era malata. I suoi genitori devono essere forti, avere una grande forza e sono certa che usciranno da questa esperienza molto più forti, pronti per affrontare la vita con successo.

Allora penso al nostro ruolo di volontarie e non penso che mai vorrò smettere di far parte di Giocamico; non vorrò mai smettere di far ridere, giocare e rendere felici questi bimbi impegnandomi al massimo nell’oretta in cui sto con ognuno di loro.

Non sono solo loro che ne beneficiano ma siamo anche noi volontari, anzi soprattutto noi. Nel momento del gioco io do tutta me stessa a loro, penso solo a loro e a come farli divertire, io non esito più. Ma finito il servizio mi sento una persona diversa; ogni singola volta che esco dall’ospedale la sensazione persiste ancora. Ogni volta ne esco arricchita, non in senso materiale, ma emotivo. Io mi sento arricchita di gioia; una sensazione, se così si può definire, che è viva e fa vivere.

Giocare anche solo mezz’oretta con M., come con tutti gli altri bimbi malati è come farli vivere di più, farli rivivere in quel momento come se fossero in un mondo parallelo; significa secondo il mio parere allungare anche solo di poco la loro vita.

Nella mia vita futura vorrò assolutamente portare gioia, perché è solo portando gioia che si può essere gioiosi e avere una vita viva e piena.


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Pubblicato
02 Luglio 2021
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