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MANI E OCCHI DELL'ALBANIA

MANI E OCCHI DELL'ALBANIA

A certi incontri non si va incontro. Certi incontri ti si parano davanti inaspettatamente.

Quest’estate ho avuto la fortuna di vivere una breve esperienza di servizio in Albania, tra Puka e le montagne che la circondano. Il desiderio di partire è nato dai racconti di chi c'era già stato e dall'invito di chi si stava preparando a questa avventura.

Senza saper bene cosa aspettarmi, ho raggiunto in aereo – insieme a Chiara – il resto del gruppo, già sul posto da qualche giorno e impegnato nelle attività di animazione a Puka. Fin da subito, ho cercato di capire come dare il mio contributo, ma mi sono reso conto immediatamente che ricevevo molto di più di quanto avessi da offrire.

Ho avuto l'opportunità di accompagnare le Sorelle della Carità di Madre Teresa nella benedizione delle case e nella celebrazione della messa in quelli che chiamano "villaggi", ma che in realtà sono case rurali estremamente isolate, circondate da pollai e stalle, raggiungibili solo tramite strade sterrate da percorrere per un'ora, prima in fuoristrada e poi a piedi.

IMG 20250910 WA0013Uno dei ricordi più vividi è l'incontro con Nick, un padre di famiglia con le mani segnate dal lavoro e gli occhi che hanno visto la povertà, gli anni del comunismo e lo svuotarsi della regione per l’emigrazione massiccia degli ultimi anni. Ci ha accolto nella sua semplicità, offrendoci il miele, frutto del suo duro lavoro.

A Puka, invece, sono stato coinvolto nell'animazione del centro estivo della parrocchia. Ogni pomeriggio, verso le 17, il giardino davanti alla chiesa si riempiva di bambini e ragazzi, cristiani e musulmani, tutti desiderosi di un’occasione di incontro.

IMG 20251001 WA0010Porto nel cuore in particolare il volto di Gerd, un bambino di 6 anni dagli occhi neri, che continuava a raccontarmi in albanese chissà quali avventure e segreti, senza che io potessi capirlo o lui capire me.

È stato incredibile accorgersi come sguardi, sorrisi, gesti e abbracci potessero abbattere la barriera linguistica tra chi impara a comunicare senza parole.

 

Sono grato ai miei compagni di avventura, a Padre Carlo, motore della missione e a Don Zef che senza averci mai incontrato, ha aperto la sua casa per ospitarci nella nostra permanenza a Puka.

Questa breve ma intensa esperienza mi ha insegnato ancora una volta che missione non significa "fare" qualcosa, ma semplicemente "esserci". Non solo durante una parentesi estiva, ma ogni giorno, nella mia quotidianità.


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Pubblicato
13 Ottobre 2025
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