Immersi nel tempo di Dio ...

Dal 30 aprile al 3 maggio 2026, per la prima volta, ho partecipato, al Convegno Missionario dei Giovani e Seminaristi tenutosi a Rimini, con il tema «OGNI TEMPO È MISSIONE». Eravamo circa trecento giovani, tutti provenienti da contesti diversi, ma tutti riuniti per condividere momenti di preghiera, fraternità e crescita.
Durante il convegno ho percepito come sia potente la forza della verità presente nelle parole del pensatore francese Alphonse de Lamartine, il quale affermava: «O tempo! Sospendi il tuo volo, e voi, ore propizie! Sospendete il vostro corso: lasciateci assaporare le rapide delizie dei più belli dei nostri giorni!». Questo pensiero esprime il desiderio di fermare il tempo per assaporare appieno le gioie più grandi. Il termine Qoelet è anche il testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana e composto da dodici capitoli che contengono meditazioni sapienziali sulla vita, ogni cosa finisce con l’avere il suo tempo: il tempo di incontrarsi ed il tempo di separarsi, il tempo di gustare e il tempo di riflettere. Da questa esperienza nasce la mia riflessione: La Missione è rischiare, usciamo dalla procrastinazione. La missione, prima di tutto ed al tempo stesso, è un atto di coraggio, di rischio e di impegno immediato, un atto che contrasta la tendenza umana a rimandare, a procrastinare. Quante volte diciamo «non ho tempo», «non è il momento giusto», «lo farò domani»? Queste frasi, apparentemente innocenti, diventano un ostacolo per la nostra vocazione e per la nostra missione, esse fanno dimenticare a noi tutti che ogni istante è un dono di Dio, un terreno sul quale seminare amore e Vangelo.
E' fondamentale ricordare che Dio stesso è il tempo e noi viviamo immersi nel Suo Tempo, un tempo che comprende contemporaneamente passato, presente e futuro. Il relatore Claudio Monge spiega questo concetto con l’immagine del treno: noi abbiamo l’impressione di muoverci, ma è il mezzo che ci trasporta, mentre lo spazio rimane fermo. Questo è così per noi che siamo nel tempo di Dio, così come afferma Qoelet 3,15: «Ciò che è stato, è già, e ciò che sarà è già stato».
Sulla parola ‘‘tempo’’ I greci distinguevano due concetti: Chronos e Kairos. Il Chronos è il tempo ‘‘quantitativo’’, quello che possiamo misurare con gli orologi, che riempiamo di impegni e che, a volte, ci annoia o ci sembra sprecato, questo è il tempo che «subiamo». Il
Kairos, invece, è il tempo ‘‘qualitativo’’, il momento favorevole e giusto: questo è il tempo che si vive, che si gode, che non si può misurare ma che si può riempire di significato. In questo caso, il nostro compito è trasformare ogni momento anche il più semplice, il più difficile o noioso in Kairos. Così infatti affermava Guido Maria Conforti, il nostro fondatore, ‘‘Il tempo è il dono più prezioso che Dio ci ha dato: non dobbiamo sprecarlo, ma usarlo per la grazia e per gli altri.’’ La domanda che dobbiamo farci è: « cosa ho fatto del mio tempo?». ‘‘Sono diventato tempo per gli altri, o sono rimasto chiuso nel mio egoismo? ’’
Rimandare a domani quello che possiamo e dobbiamo fare oggi non solo è una debolezza umana ma è anche una forma di infedeltà alla nostra vocazione. Dire «non adesso» o «aspetto il momento migliore» vuol dire rispondere a Dio che il Suo dono non è sufficiente, che abbiamo bisogno di altro prima di impegnarci. Spesso dietro questo atteggiamento si nascondono varie forme di paure: la paura di sbagliare, la paura di soffrire, la paura di non essere all’altezza o, invece, per il desiderio di avere tutte le sicurezze prima di agire.
Ma vita cristiana e esempio dei santi ci insegnano il contrario: la missione non nasce dalla perfezione ma dalla disponibilità; non dall’attesa ma dal fare. San Francesco d’Assisi non ha aspettato di essere ricco o famoso per rispondere alla chiamata: ha lasciato tutto subito, rischiando ed accettando povertà e incomprensione. San Giovanni Paolo II ha detto: «Non aspettare di essere perfetto per iniziare il bene, perché il bene ti renderà perfetto». I santi non erano persone straordinarie, ma erano, come noi, persone ordinarie, persone che hanno vissuto ogni gesto ordinario in modo straordinario.
Un proverbio congolese dice: «Meglio agire oggi che domani, perché domani appartiene a Dio». Il tempo che passa non torna indietro: ciò che non fai oggi, potresti non farlo mai. Il passato non esiste mai più, il futuro è un mistero, ma il presente è un dono. Le difficoltà e le incertezze non sono ostacoli, ma sono la materia stessa con cui costruire la missione. Come ricorda la lettera di Giacomo (4,13-14), quando programmiamo il futuro come se ci appartenesse, dimentichiamo che la nostra vita è come il vapore: appare per un istante e poi scompare.
(continua ...)




