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Non c’è più da sei anni. Oriella lavorava a Cem Mondialità, nell’ufficio vicino alla nostra redazione. Il tempo passa inesorabile, la quotidianità prende il sopravvento, il dolore si trasforma, ma il ricordo rimane e la mancanza è profonda.

Il giorno del suo funerale, nel paese di nascita e di crescita, la chiesa era gremita, forse oltre ogni aspettativa per una persona che da tempo non abitava più lì, e che tornava solo per far visita alla famiglia. Davanti a una così grande partecipazione, il parroco, durante l’omelia, parlò di Oriella come una gemma pregiata, che si scopre quasi in modo inaspettato e con un po’ di sorpresa; una gemma che impreziosiva persone e comunità.

Anche Gloria, insegnante di lingue in una scuola superiore, uccisa dal marito nel paese dove viveva, lontano dalla sua Napoli, non era molto conosciuta dagli abitanti. Ma era nota ai suoi studenti che la apprezzavano, la stimavano e le volevano bene. Il loro dolore e la vicinanza alla famiglia dopo la tragedia l’ha fatta conoscere alla comunità in cui era inserita e a quel punto tutti hanno scoperto una gemma in più, se pur non autoctona, che dal mare per amore e per lavoro s’era trasferita in una valle di montagna.

Si è concluso l’anno scolastico, termineranno tra poco anche gli esami di maturità e quelli universitari, prima della pausa estiva. Non c’è occasione migliore per pubblicare le parole che Gloria aveva scritto ai suoi ragazzi alla fine dell’anno 2007-2008.

È un esempio di “buona scuola”, perché privilegia ancora l’aspetto umano, la relazione e la vita.


Ciao ragazzi, ho aspettato qualche ora dopo il nostro incontro di fine d’anno prima di scrivervi, per dare alle emozioni il tempo di sedimentarsi. Come vi ho detto la prima volta che sono entrata in classe, sono lieta di essere (stata!) la vostra prof e felice di esservi stata accanto per un piccolo tratto di strada. 

Le lacrime di alcuni - e comunque la partecipazione di tutti - mi hanno commosso in profondità, smuovendo tanti ricordi, sensazioni, consapevolezze… Grazie di aver sopportato anche me «with a little patience...» (con un po’ di pazienza).

Vi abbraccio tutti, uno a uno, e vi auguro di rimanere sempre belli come siete ora e, per il futuro, sempre forti, sicuri, coraggiosi, onesti, amabili e... felici, per quanto possibile! Avviatevi sul vostro nuovo cammino con la certezza di possedere tutto ciò che è necessario per costruire il futuro che volete; siate capaci di scegliere e agire al meglio, in ogni momento.

Tutto ciò che di nuovo vi si schiude davanti, lungi dall’intimorirvi, deve suscitare in voi tutte le energie e le capacità che avete per affrontare le sfide e vincerle. Vi auguro di conservare intatto il vostro entusiasmo e la vostra freschezza.

Partite (imperativo esortativo!) alla scoperta del mondo adulto con la consapevolezza che il vostro «bambino» è ancora lì, intatto. Non perdete la vostra fanciullezza; i vostri anni di liceo sono un patrimonio che nessuno potrà togliervi e... giovani lo resterete, solo che lo vogliate.

Vi auguro di non perdere mai il gusto della novità, della scoperta. Non lasciatevi rinchiudere da nessuno... neanche da voi stessi! Buon cammino, dunque. Vi lascio, come saluto finale, una piccola citazione di Marcel Proust (è l’ultima, lo giuro!):

«Il vero atto della scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vedere con occhi nuovi».

Con tutto il mio affetto per ciascuno dei «miei» fiocchi di neve di 5ªD - Gloria”.​



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