Trasmettere la fede in famiglia
LA PAROLA
1,1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, 2a Timoteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
3Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. 4Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 5Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
3,14…Rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui l’hai appreso 15e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. (2 Timoteo 1,1-5; 3,14-15)
Percorrendo i tanti testi degli Atti e delle lettere di Paolo che parlano di Timoteo, ci appare una figura straordinaria, un uomo preso dalla passione del vangelo fin dalla sua giovinezza. Chiamato dall’apostolo su indicazione delle comunità che lo conoscevano, Timoteo, cresciuto nella libertà dalla legge giudaica, si lascia circoncidere per l’interesse della missione e poi lascia la sua Listra, in Asia Minore, per accompagnare Paolo insieme a Silvano e ad altri amici che conoscerà cammin facendo: asiatici, greci, romani, uniti dalla stessa passione (At 16,1-2).
Disponibilità al vangelo è per lui disponibilità a Paolo, il capo missione: lo accompagna, si lascia inviare alle comunità già fondate - a Tessalonica, a Corinto, a Efeso; le incoraggia e conferma, dando soddisfazione a Paolo al loro riguardo. Sostiene l’apostolo nella prigionia di Efeso e lo raggiunge nella prigionia di Roma, condividendone la sorte e uscendone vivo. Poi, come testimonia l’autore della lettera agli Ebrei, “sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato rilasciato” (Eb 13,23).
Un uomo generoso, rigoroso con se stesso e fragile di salute, che Paolo incoraggia a bere non solo acqua, ma anche un po’ di vino (1Tm 5,23). Un uomo che mentre istruisce e guida le comunità cristiane, continua a lasciarsi istruire, come appare nelle due lettere a lui destinate.
Com’è cominciata la sua storia? Con una nonna, di nome Lòide, di origine giudaica.
Forse furono Paolo e Barnaba che l’evangelizzarono nel loro primo arrivo nella città di Listra. Ella aderì al vangelo e così fece sua figlia Eunìce. Eunìce era andata sposa a un greco, d’origine e di fede (At 16,1). Timoteo cresce attingendo dalla nonna e dalla madre una “fede schietta” e da suo padre la libertà di spirito e la conoscenza del mondo greco.
Loìde ed Eunìce sono il volto di tanti uomini e donne sconosciuti, che nei primi tempi della chiesa hanno contagiato altri della loro fede entusiasta e convinta in Gesù. In famiglia, in viaggio, al mercato, in ogni genere d’incontri quotidiani, trovavano normale condividere la scoperta che aveva illuminato la loro vita; e quando non parlavano le parole, parlava la loro vita. Dai genitori ai figli, la fede si è trasmessa lungo i secoli, in un’educazione e un annuncio quotidiani, che trovavano negli insegnamenti ufficiali e collettivi momenti di convergenza e di nutrimento.
Oggi siamo diventati restii a trasmettere le ragioni profonde del nostro vivere, anche quando le abbiamo trovate.
Eppure ci sono notizie che non si conoscono da intuizione o da ricerca filosofica, ma solo se vengono trasmesse.
La più grande, per chi ha incontrato Gesù, è quella che riguarda lui, che ci ha aperto l’orizzonte sconfinato dell’amore. Consegnare questo tesoro ai nostri figli e nipoti vuol dire non obbligarli a vivere come se il mondo cominciasse con loro.








