Una rosa rossa per il Burundi, Ricordo di p. Victor Ghirardi...
Nato a Salò (Brescia) il 2 agosto 1931, p. Vittorino Ghirardi è stato missionario in Africa dall'inizio del 1967, prima in Zaire e poi in Burundi. È stato un grande animatore giovanile. Lo ricordano tre "vecchi amici": p. Marano, direttore del centro giovani Kamenge dall'inizio, e i coniugi Petraglio, che lo hanno conosciuto dagli anni '80 e dal 1993 si recano a Kamenge ogni estate.
Ogni anno il 17 luglio ricordiamo "Victor". Si faceva chiamare così p. Vittorino Ghirardi, uno dei tre saveriani che hanno iniziato a Bujumbura il "Centre Jeunes Kamenge", lasciandoci per primo. Era la nostra luce. Al centro giovani non si faceva niente senza programmarlo con lui. E lui c'era sempre, come un nonno che accompagna con la testimonianza e la parola, il conforto e la risata gioiosa.
Se n'è andato il 17 luglio 1994, domenica mattina durante l'omelia: è svenuto, e se n'è andato. Un arresto cardiaco. Nella sala in cui celebrava l'Eucarestia c'erano anche due medici, le suore e oltre 500 giovani. L'ho trasportato all'ospedale e l'hanno subito attaccato alle macchine. Sono corso a telefonare ai suoi, al nunzio, ai superiori. Poi all'ospedale mi hanno detto che era morto. Era mezzogiorno e mezzo. Il nunzio gli aveva dato gli oli santi. I giovani erano ancora là, davanti alla sala della Messa, seduti e impietriti.
Cielo e terra s'intrecciano
Avevo comunicato subito a tutti che l'avremmo sepolto in Africa, accanto a una palma, come lui voleva. E così abbiamo fatto, tre giorni dopo. C'era la guerra. Abbiamo affittato 25 bus, caricato tutti i giovani e abbiamo riempito la cattedrale e cantato i suoi canti, ricordandoci di lui. Presenti due vescovi, abbiamo celebrato l'Eucarestia e l'abbiamo sepolto al cimitero del seminario. Una folla di giovani ha testimoniato il ricordo e l'amore per "Victor".
Lo ricordiamo ogni anno, il 17 luglio. Affittiamo dei bus e andiamo al cimitero per cantare, pregare e ricordarci di lui con rose rosse, incenso e candele. La domenica seguente l'Eucarestia è in memoria di lui e dei 248 giovani morti in questi anni, per guerra, incidenti, fughe e malattie.
Così ci mettiamo in contatto con il Centre Jeunes del cielo, là dove "Victor" è il superiore e i giovani che ci hanno lasciato gli iscritti, intrecciandosi con il Centre Jeunes della terra per fare, ancora una volta, un mondo di fratelli.
Due messaggi ancora attuali
Maria Pia e Renzo Petraglio pensano ancora p. Victor con grande ammirazione. "Lo ricordiamo seduto sotto il giovane mango, appena fuori casa, sul terreno ricoperto di ghiaia e pietre. Lì seduto, parlava con i giovani. Un amico, un confidente, una guida della quale ci si poteva fidare: così era p. Victor. A volte questi incontri avvenivano anche dopo cena, nella notte. Lui, Victor, era capace di aiutarti a trovare un senso per le tue preoccupazioni e i tuoi dubbi.
Vederlo seduto a conversare con i giovani è stato per noi un incoraggiamento. Ci ha aiutato ad aprirci ai burundesi, a cercare insieme a loro, a partire dal 1993 e in tutte le estati successive, qualche risposta agli interrogativi che la vita pone a ciascuno, agli africani e anche a noi. Certo, dall'estate del 1994, sotto il mango c'è uno spazio vuoto. Ma quel mango, allora giovanissimo, ha cominciato a portare frutti.
Quanto a noi, ci siamo fermati mille volte davanti alle due mensole della biblioteca, in corridoio al primo piano. Abbiamo trovato un volumetto sul "Cantico dei cantici" con annotazioni scritte a mano da p. Victor, anche in ebraico, e un libro fatto da lui stesso sul Corano e l'islam. Chissà se p. Victor poteva prevedere il moltiplicarsi di moschee e l'estendersi dell'islam anche a Bujumbura.
In ogni caso, quei due libri sono per noi un invito ad affrontare la Bibbia in modo serio, per trarne nutrimento nella vita, e a pensare che il dialogo con l'islam è cosa importante. Anche queste sono parole e messaggi che p. Victor, solo apparentemente assente, continua a rivolgere al suo centro Kamenge".








