Il borsellino del vescovo buono
In ricordo di mons. Cammarota, vescovo di Vallo della Lucania (da un articolo di p. Eugenio Morazzoni, pubblicato su "Lucania Missionaria" del gennaio 1937).
"E le medicine, padre!" - "Ci penserà il Signore! Anche il vescovo però!". E fece per prendere qualche cosa. Ma quale non fu il suo rincrescimento quando non riuscì a trovare niente, né nel cassetto, né nel suo portafoglio! Era in procinto di partire e aveva già spedito tutto. Non poco addolorato disse: "Padre, vorrei aiutare ancora, ma mi trovo ormai sprovvisto. Questi pochi centesimi".
E in così dire consegnò al padre il suo borsellino e ordinò di vuotarlo. In verità c'era davvero poco: ma v'era anche molto, giacché v'era tutto il cuore del vescovo buono. Di medicine non s'ebbe più bisogno, perché in giornata quasi tutti s'alzarono. Valeva forse più una santa benedizione!
Ma l'episodio non termina qui. Dopo qualche giorno un signora invia da Policastro un vaglia di lire 200 "per incarico di una pia persona che si raccomanda alle preghiere dei missionari". A dir la verità, pensammo che "la pia persona" non fosse altro che la stessa signora già abituata a santamente mentire verso noi per mettere in pratica il consiglio evangelico.
Ma quale non fu la sorpresa del rettore qualche settimana dopo, durante i solenni funerali celebrati nella cattedrale di Policastro.
Venne a sapere che la "pia persona" era proprio Sua Eccellenza, il quale voleva riparare con l'aggiungere la somma generosa ai "pochi centesimi" del borsellino.








