Una malattia strana
C’è un male strano che colpisce gli africani e soprattutto i missionari. Non è una malattia del corpo, come la malaria, la tubercolosi, l’Aids o la lebbra. È come un malessere che si prova nello spirito e nella mente, un male psicologico che porta a un rimpianto, a una nostalgia profonda dell’Africa, dei suoi orizzonti infiniti, delle sue foreste e perfino dei suoi deserti immensi, della sua povertà rassegnata e spesso spensierata, della sua semplicità quasi infantile.
Questa strana malattia si chiama “mal d’Africa”.
Colpisce gli africani che sono costretti a emigrare per non lasciar morire di fame le loro famiglie. Colpisce anche i missionari, costretti a lasciare le missioni e i villaggi per curare la loro salute compromessa dall’età, dalle fatiche e da malattie incurabili.
Quando vado a Parma, nella nostra casa madre fatta edificare dal fondatore il beato Conforti, mi piace visitare i numerosi missionari anziani e malati, che sono amorevolmente assistiti e curati da confratelli più giovani e da personale laico specializzato.
Questa sollecitudine fraterna verso i missionari infermi mi commuove. Ne sono riconoscente e ammirato, santamente orgoglioso. I nostri “vecchi” noi li teniamo in famiglia, non li abbandoniamo in case di riposo.
E se non riusciamo a prolungare la loro vita e a migliorare la loro salute fisica, riusciamo però ad alleggerire le loro pene corporali e interiori.








