Una chiesa sopra l’immondizia, P. Ilario dall’Amazzonia
Ogni tanto mi sveglio pensando al tempo passato ad Alzano, agli amici e all’intenso ministero svolto su e giù per le valli bergamasche.
Certo, la vita qui è abbastanza differente. Soprattutto adesso che è arrivata la stagione delle piogge e scende tanta di quell’acqua… Andare in giro a visitare le comunità nella foresta, diventa quasi un rischio: il rischio di non uscirne fuori, anche se abbiamo un fuoristrada Toyota.
Caçula, l’ultima nata…
Da queste parti l’ultimo nato in famiglia è chiamato caçula. Caçula è il più piccolo e, spesso, il più ben voluto, come succede anche nelle nostre famiglie bergamasche. Anch’io in questi giorni ho inaugurato la mia comunità caçula. Si trova alla periferia della cittadina di Tomé-Açu, in uno dei sobborghi più poveri. In realtà, l’idea di fondare lì una comunità non è venuta a noi missionari, ma ad altri. Ecco come è andata.
Due persone della zona, piuttosto anziane, hanno visitato quel sobborgo e hanno notato che non esisteva una chiesa, che nessuno frequentava la Messa o altri incontri religiosi. Per questo, hanno cominciato a radunare le famiglie, soprattutto i bambini e, dopo un anno intenso di preparazione, hanno invitato il missionario a dire la prima Messa. Ci sono andato con molta curiosità. Il luogo è piuttosto alto sul fiume e si trova sopra l’antica discarica di immondizie. Che idea, costruire una chiesetta proprio sopra un vecchio immondezzaio!
Una vera gioia spirituale
Appena arrivato, ho trovato una piccola chiesa in legno, tutta colorata di azzurro e ben tenuta. Dentro c’erano già le statue dei loro santi, festoni di carta colorata e un altarino alto due spanne. Ma la sorpresa più grande è stata quando ho visto che mi aspettava tanta gente e, soprattutto, due ragazze vestite di bianco, pronte per essere battezzate.
Vedere quella gente poverissima cantare, battere le mani, pregare con tanta intensità, stringersi attorno alle due ragazze che dopo il battesimo iniziavano il cammino per diventare catechiste, è stata una vera gioia spirituale. Non poteva mancare il caffè, l’acqua fresca e un pane di un certo sapore… Il tutto era condito con la più bella allegria del mondo! Ho promesso loro che tornerò spesso là, in quella chiesetta azzurra, posta in cima all’immondezzaio.








