Una bella ventata di gioventù, Convegno Ragazzi a Bergamo
Anche quest'anno ci sono stati i due convegni missionari organizzati dal centro missionario diocesano. Quello dei "grandi" era all'85ª edizione; quello dei ragazzi alla 7ª. Si sono svolti in contemporanea il 29 marzo nella bella cornice del Seminarino di Bergamo, all'oratorio di Città Alta, incastonato nelle viuzze medioevali. Nonostante la pioggia, i ragazzi hanno suscitato la sorpresa e la curiosità di molti turisti, che si chiedevano chi fossero e cosa facessero.
Un'iniezione di missionarietà
La mattinata è stata di carattere formativo. "I grandi", 280 persone, erano nella sala del teatro per le loro conferenze, mentre i ragazzi - 750, più 150 accompagnatori - si sono divisi per gruppi, ai quali era aggregato un missionario o una missionaria.
Attraverso i missionari i ragazzi hanno scoperto le figure più rappresentative dell'ideale missionario: il Saverio e santa Teresina, patroni delle missioni; san Comboni e il beato Conforti, fondatori di istituti missionari; Annalena Tonelli, volontaria uccisa in Somaliland; le suore Poverelle morte in Congo per il contagio dell'ebola; il signor Candia che ha lasciato tutto per dedicarsi ai lebbrosi; mons. Camara, madre Teresa e papa Giovanni XXIII, apostoli dell'amore.
Con questi esempi di donne e uomini consacrati alla missione, i missionari hanno cercato di trasmettere ai ragazzi la loro gioia di donare se stessi per portare Gesù ai fratelli e alle sorelle nel mondo intero. È stata sicuramente un'iniezione di missionarietà per le nuove generazioni.
La Messa con mons. Beschi
Il momento centrale della giornata è stata l'Eucarestia con il nuovo vescovo. La cattedrale era zeppa: più di mille persone hanno fatto da corona a mons. Francesco, che è rimasto stupito per l'accoglienza calorosa, ma soprattutto per la compostezza e l'attenzione di tutti, adulti e ragazzi.
La gioia di celebrare insieme si è manifestata nel ritmare i canti con le mani, nell'accogliere con le braccia alzate il vangelo portato in processione sul pulpito, nell'ascoltare con attenzione il racconto del "chicco di grano", nel seguire con rispettoso silenzio le parole della consacrazione, nel ricevere con devozione Gesù Eucaristia. L'abbraccio di una bambina e di un bambino al vescovo è stato l'abbraccio simbolico di tutti i ragazzi presenti.
Quando la Messa sembrava finita, ecco la sorpresa: a nome di tutti, una bambina si è rivolta al vescovo chiedendogli se ci stava ad accompagnarli nel loro cammino di fede. In quel momento tutti gli sguardi si sono rivolti a mons. Francesco che, in un silenzio totale, ha detto: "Sì, io ci sto, purché voi mi ricordiate ogni giorno che sono qui per annunciare il vangelo. Però vi chiedo: ci state anche voi ad annunciare il vangelo?". La risposta dei ragazzi è stata decisa e unanime: "Ci sto!". E ha scosso le fondamenta del duomo.
Un fuoco che non si spegne
Terminata la giornata e tornando a casa, ho ripassato nella mente la riflessione del vescovo rivolta ai ragazzi. Mi sono detto che ora tocca a noi adulti fare in modo che il "ci sto" dei ragazzi non sia una scintilla di un momento, ma diventi un fuoco perenne: il fuoco perenne della missione, il fuoco dello Spirito che trasforma la vita del credente e lo rende testimone credibile del vangelo.
Come la pioggia battente, durata tutta la giornata, non ha smorzato l'entusiasmo dei ragazzi al convegno, così l'indifferenza, l'apatia e l'egoismo della nostra ricca società non devono mai spegnere il fuoco dell'amore di Cristo che infiamma il nostro cuore di credenti. Diceva mons. Beschi ai ragazzi: "Non cessi mai il luccicare dei vostri occhi pieni di speranza e di amore in Gesù".
Questo è l'augurio che mi porto dentro dopo il convegno, che è stato per me una vera ventata di gioventù e di entusiasmo missionario:
una nuova carica per continuare ad annunciare Cristo ai fratelli.








