Un saluto da Abaetetuba
Vengo a voi per rivivere insieme questo momento di grande intimità con Dio e tra di noi. Natale ci dice che Dio ci ama, si fa uno di noi. Ma Natale dice anche che noi vogliamo aprire il nostro cuore a tutti gli uomini, nessuno escluso. Un Natale con esclusioni non è Natale. Per questo vorrei tanto ringraziare tutti quelli che durante questo anno si sono fatti presenti con la loro amicizia e il loro aiuto, offrendomi la possibilità di aiutare, a mia volta, tante altre persone.
C’è un altro motivo per farmi presente: è il fatto che il prossimo 29 marzo 2002 completerò 50 anni del mio sacerdozio. Certamente mi ricorderete e pregherete per me, perché io rimanga fedele fino in fondo.
Ed ora qualche notizia: alcune belle, altre brutte. Tra le belle c’è che abbiamo dovuto ampliare una delle chiese (la Madonna del Perpetuo Soccorso) perché la gente non ci stava più. Un’altra è che, con l’aiuto di un nostro grande amico, stiamo realizzando la costruzione del Centro per corsi professionali.
Tra le brutte notizie, a livello mondiale, stiamo vivendo tutti la tragedia del terrorismo: morti, paura, insicurezza, rappresaglie. A livello interno, qui da noi, la situazione è piuttosto nera. Il salario minimo è sempre più insufficiente.
Fame, rabbia, miseria aumentano. E chi ne fa le spese sono i poveri.
Qui nel nostro Stato del Parà, per esempio, i carcerati provengono tutti dalla povera gente. Nessuno di quelli che guadagnano più di cinque salari minimi sta in prigione. C’è molta corruzione. Senza parlare della violenza, soprattutto nel sud del Parà, dove i grandi latifondisti dettano legge. Ci sono addirittura liste per eliminare chi si oppone: per ammazzare un prete che difende i poveri il prezzo è di 20 milioni di lire, per ammazzare un sindacalista 10 milioni, un militante 2 milioni.
Negli ultimi 30 anni le vittime di questa guerra sorda sono state 810. E tutto questo, come si esprime un relatore dell’ONU, è dovuto al fatto di "giudici e promotori impediti dalla complessità di un sistema processuale inoperante e dalla paura di rappresaglie, nel caso che prendano decisioni giudiziarie più efficaci", e da altri fattori come la difficoltà dei lavoratori ad organizzarsi, stante le minacce serie di questo enorme potere parallelo mafioso. La cosa più urgente sarebbe una riforma agraria seria, ma anche questa è assai difficile in queste condizioni. Il prossimo ottobre ci saranno le elezioni del Presidente della Repubblica, come pure dei Governatori dei vari Stati, senatori e deputati.
Cambierà qualche cosa? Speriamo. Voi pregate, perché la cosa è difficile.
Vi chiedo di pregare per questo nostro popolo che tanto amo e per il quale voglio continuare a dare la vita che mi resta. A voi, che ci seguite con simpatia e fraternità tutta la mia riconoscenza. Che il Signore benedica voi e i vostri cari e moltiplichi in voi la sua pace e la sua gioia.








