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Abbiamo vissuto un mese di ottobre veramente missionario. È iniziato con il Festival della missione a Milano, a cui abbiamo dato il nostro apporto attraverso p. Carlos, che per vari mesi ha lavorato nella sua preparazione, e poi ospitando i saveriani partecipanti alle giornate. Siamo contenti che il Festival abbia avuto successo, sia per la varietà e profondità dei contenuti offerti dai numerosi ospiti, sia per la partecipazione ai vari eventi, con un totale di trentamila presenze.

Al centro del mese c’è stata la Giornata Missionaria Mondiale. Alcuni di noi sono stati nelle parrocchie ad offrire una “testimonianza missionaria”. È sempre un momento di profonda condivisione di ideali con molti fratelli di fede, desiderosi che l’annuncio della Buona Notizia di Gesù giunga a tutti popoli.
A conclusione di questo intenso mese missionario, il 5 novembre abbiamo celebrato la Festa di San Guido Maria Conforti. Ricorrendo quest’anno di sabato, quando molti amici abitualmente partecipano alla nostra Messa serale pre-festiva, abbiamo celebrato con particolare solennità l’anniversario del Fondatore.

Nell’omelia, è stata fatta una lettura della vita del santo con gli occhi della fede, che ci ha portato a scoprire il segreto della realizzazione della sua vocazione missionaria. Ha confidato sempre in Dio e ha sempre obbedito a Dio, che lo conduceva manifestandogli la propria volontà attraverso gli eventi della sua vita. San Guido Conforti ha realizzato la sua vocazione missionaria non come lui voleva, ma come Dio gli ha chiesto attraverso gli eventi della sua vita. E Dio lo condusse a realizzare molto più di quanto lui inizialmente avrebbe pensato. Possiamo notare questo in tre momenti fondamentali.

Primo momento. Ancora seminarista, leggendo la vita di San Francesco Saverio, matura la decisione di essere missionario come lui. Ma non può realizzare il suo sogno: la salute, dimostratasi molto fragile, non lo permette, deve addirittura rimandare l’Ordinazione presbiterale. Allora, prima ancora di essere presbitero, progetta di fondare un Istituto per preparare e inviare missionari che seguano l’esempio di San Francesco Saverio. E, a 29 anni, con l’approvazione del suo vescovo e di Propaganda Fide, inizia ad accogliere giovani per prepararli alle missioni, dedicando il mattino al lavoro di Vicario Generale della diocesi di Parma e il pomeriggio alla formazione dei suoi alunni. Invia i primi missionari in Cina, costruisce un Seminario per le missioni.

Secondo momento. Il Papa lo nomina vescovo e lo manda a Ravenna, lontano dal suo Istituto iniziale, che deve affidare ad altri. Ma, dopo poco tempo, deve lasciare Ravenna per una seria malattia. Torna a Parma, si ristabilisce ed è nominato prima ausiliare e poi vescovo della diocesi. Non può dedicarsi totalmente, come vorrebbe, al suo Istituto missionario, ma deve assumere la responsabilità di una grande Chiesa. Avrà così due Seminari, tutti e due costruiti da lui, nella stessa area, separati solo da una strada. Avrà due abitazioni, l’Episcopio e la sede dell’Istituto; due chiese, la cattedrale e la cappella dei martiri, al primo piano dell’Istituto. Senza averlo mai programmato, si trova a vivere quello che il Concilio, sessant’anni più tardi, chiederà a tutti i Vescovi: essere Pastori della propria diocesi, ma anche vescovi per tutto il mondo, continuatori della missione degli Apostoli. Come vescovo sarà co-fondatore dell’Unione Missionaria del Clero, per creare una coscienza missionaria in tutti i presbiteri del mondo. Con un influsso, quindi, immensamente più grande di quella che sarebbe stata la sua vocazione missionaria personale e del solo suo Istituto.

Terzo evento. I suoi missionari, presenti inizialmente solo in Cina, a causa della espulsione avvenuta nei tempi di Mao Tse Tung, si sono portati in tutto il mondo, da Giappone, Indonesia e Bangladesh alla Sierra Leone e Congo RD e via fino a Brasile e Messico. Davvero è importante confidare in Dio: sa lui come condurci a mete sicure e più grandi di quelle che possiamo programmare noi.



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