Tutti insieme davanti a Dio
A partire dalla nostra esperienza di fede e dalla sapienza che si è andata accumulando nel corso dei secoli, imparando anche da molte nostre debolezze e cadute, come credenti delle diverse religioni sappiamo che rendere presente Dio è un bene per le nostre società. Cercare Dio con cuore sincero, purché non lo offuschiamo con i nostri interessi ideologici o strumentali, ci aiuta a riconoscerci compagni di strada, veramente fratelli. Crediamo che “quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalità può condurre la privazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa, e come da tale ferita si generi una umanità radicalmente impoverita, perché priva di speranza e di riferimenti ideali”. [FT274]
Queste parole di papa Francesco hanno concluso gli esercizi spirituali della Quaresima 2021. Ci possiamo chiedere quale è l’alternativa al dialogo tra le religioni? Nel passato (e forse anche oggi) ci siamo scontrati solo perché avevamo dottrine, visioni diverse. Oggi la strada è quella del dialogo, dell’incontro. Per ciò ho scelto di offrire una riflessione a due livelli.
Il teologo gesuita Christoph Théobald parla del Cristianesimo, dell’Islam e dell’Ebraismo come tre testimoni dell’Unico Dio. Il suo invito è di non fermarsi alla superficie, ma andare in profondità per scoprire il Mistero presente in ogni Testimone. Ciò implica una predisposizione ad adottare uno stile di vita nuovo o, come dice Théobald stesso, uno stile cristiano di incontro che si definisce nel luogo stesso della differenza del cristianesimo rispetto ad altri due testimoni dell’Unico. Se si vuole promuovere il dialogo interreligioso è urgente e fondamentale spostare l’accento dalla superficialità causata da ignoranza, pregiudizi e, di conseguenza, dalla cristallizzazione di paure, alla profondità, allo stupore, alla stima, alla curiosità capaci di scrutare il Mistero nascosto in ogni religione. Citando il corano Sura 5,48: “Se Dio lo avesse voluto, avrebbe fatto di voi una comunità unica. Ma ha voluto mettervi alla prova con il dono che vi ha fatto. Cercate di gareggiare nelle buone opere”.
Se esiste l’incontro sincero, nutrito dalla stima reciproca, l’ignoranza si muta in conoscenza, i pregiudizi cedono posto all’ospitalità e, in ultima analisi, le paure in apertura di spirito; l’indifferenza si dà per vinta trasformandosi nell’atteggiamento di fare domande di senso, di porsi interrogativi sul mistero. Il punto di partenza, quindi, non dev’essere la dottrina, la teoria su Dio e la religione, bensì l’esperienza concreta, l’amicizia, il vissuto quotidiano, avendo la capacità di apprendere l’identità più profonda dell’altro non partendo dal mio punto di vista ma dal suo.
La fede implica, soprattutto, l’apertura all’altro nel rispetto della sacralità del Mistero della sua religione. Questa dimensione invisibile, cioè del Mistero nascosto - da scrutare, coltivare, valorizzare e approfondire - è da scoprire. Christoph Théobald, con domande e affermazioni, parla dei tre Testimoni che sono obbligati, ormai, a condividere le stesse città, gli stessi ospedali, le stesse scuole, gli stessi tribunali, le stesse strade, gli stessi parchi, gli stessi palazzi.







