Tra gli indio Maracaxì
Cari amici di “Missionari Saveriani”, sono felice di salutarvi. L’ultima comunità che ho “scoperto” in questi tempi è piccola, lontana e difficile da raggiungere. Si chiama “As Pedras”. Per arrivarci si deve percorrere una stradina stretta, tutta sali-scendi e pietre. Non c’è una chiesa, ma solo una tettoia tenuta su da quattro pali.
Ma vi dico che ho incontrato gente cordiale e semplice; è stato bello andare là e stare con loro.
La coordinatrice della comunità è anche maestra.
Ma, per carità, non ditemi di farvi vedere la scuoletta! È uno stanzone di tavole, mangiate dalle termiti, tanto che vi crescono le erbacce e vi entrano anche i cavalli e... serpenti (due). Ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo detti: se il governo non ci costruisce la scuola, la faremo noi. Infatti, stiamo lavorando. A parte la scuola e la mancanza di luce elettrica, il resto è bello: la natura, il silenzio, e soprattutto i bambini sempre allegri e chiassosi. Sono diventato loro amico distribuendo caramelle: più di così...
Adesso ci stiamo organizzando per “costruire” la comunità. È difficile perché vivono isolati e lontani, ma vedo che quando arriviamo, tutti sopraggiungono numerosi. Sono indio della tribù dei Maracaxì: vivono della loro povera agricoltura e con pochissimo bestiame.
Così passiamo il tempo tra una visita e l’altra alle numerose comunità. Siamo tre saveriani anziani e facciamo ciò che possiamo.
Conto sulle vostre preghiere: il Signore ci tenga sempre le mani sulla testa.







