Tre saveriani sardi raccontano...
Cosa fanno e come vivono in missione
Al ritiro delle delegate missionarie di Cagliari, quest’anno hanno partecipato tre saveriani sardi, missionari in nazioni lontane e diverse tra loro: Indonesia, Bangladesh e Congo. È stata l’occasione per ascoltare le loro testimonianze e scoprire cosa fanno in missione.
Orrù e i giovani dell'Indonesia
Padre Bruno Orrù, di Sant’Antioco, era uno degli alunni che dal seminario di Tortolì sono passati a Macomer. Dal 1961 al 1976 ha insegnato negli Stati Uniti. Poi il grande salto in Indonesia, dove si trova da trent’anni. Qui è stato parroco e maestro dei novizi indonesiani.
Dal 1978 il governo indonesiano ha messo severe restrizioni sull’entrata dei missionari in Indonesia e controlla gli aiuti che vengono dall'estero. Queste leggi hanno spinto i missionari a interessarsi alle vocazioni locali. Alcune chiese sono state incendiate dai fondamentalisti e, per faziosità politica, la croce è stata fatta togliere dall’ingresso dei cimiteri, tuttavia i cristiani sopravvivono, grazie alla loro organizzazione.
Attualmente p. Bruno lavora a Jakarta, in una parrocchia divisa in gruppi di 40 famiglie per rione, con responsabili per la liturgia, la Caritas, la catechesi, l'economia e la sanità. Presta servizio anche nel carcere femminile. Recentemente, ha invitato le detenute a praticare l’assistenza amorosa verso un'ammalata terminale. Hanno accettato l'invito e stanno facendo sbocciare il fiore del bene in mezzo al male.
Spiga e i disabili in Bangladesh
Padre Gabriele Spiga, di Quartu S. Elena, dal 1972 è missionario in Bangladesh. Ha scelto di lavorare con gli handicappati perché possano diventare autosufficienti. Ha cominciato a farlo nella capanna di un villaggio con un disabile musulmano, suscitando stupore nella gente, abituata a considerare gli europei come persone ricche. La mamma Mercede lo ha educato alla carità e all'amore del prossimo.
Ha detto: “Il sacerdozio è un servizio, non un privilegio o un prestigio. La mia casa è semplice, non molto diversa dalle capanne della gente. Cristiani e musulmani viviamo insieme. Vedendomi aiutare i disabili, la mentalità dei musulmani su noi cristiani è cambiata. Non mi chiamano più uomo ricco ma padre.
Io i miracoli non li faccio. Ma una stampella o una carrozzina sì, le faccio volentieri, perché restituiscono loro un po' di autonomia. Insegno ai disabili come possono mantenere famiglia e figli. È un piccolo centro per disabili, senza pretese. Posso aiutare solo poche persone. Le cose piccole sono le più utili e belle".
Marongiu e l'internet africano
Padre Salvatore Marongiu è di Cabras, in provincia di Oristano. Dopo gli studi a Cagliari, ha completato la teologia in Messico e dal 1997 è in Congo. Attualmente è nella città di Kasongo e dirige una scuola di informatica con antenna internet per istruire i giovani. Con lui c'è anche p. Ezio Meloni, originario di Sadali.
Kasongo è stata la culla dell’islam congolese e un centro per la cattura e il mercato degli schiavi. L’attuale cattedrale è costruita proprio sul piazzale dove c’era uno di questi malfamati mercati. Nel corso degli anni, molti congolesi sono diventati cristiani. Oggi nella diocesi di Kasongo il 25% della popolazione è cristiana. I sacerdoti locali sono 23, più il vescovo.
Racconta: "I laici hanno sempre collaborato a diffondere il vangelo nei villaggi con il catechismo e la liturgia della Parola. Ora i laici sono responsabili delle associazioni, delle iniziative di evangelizzazione, delle attività di sviluppo. Sanno che l’avvenire è anche nelle loro mani e contribuiscono al miglioramento della società. Quello che occorre è un clima favorevole e una pace vera".








