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Dio, nel suo immenso amore misericordioso, mi ha donato 50 anni di sacerdozio missionario vissuto nella fedeltà alla sua chiamata. Ecco quindi il mio grande “grazie” per questo dono che è tutta opera sua.

Non è stato tradimento

La mia vocazione missionaria è frutto della fede ricevuta dai miei genitori e familiari che, con la loro parola ed esempio, mi hanno aperto la via al sacerdozio. Negli anni di seminario a Vicenza, ho coltivato lo spirito missionario con i miei compagni di classe e le frequenti visite alla casa dei saveriani di viale Trento. Senza saperlo, hanno piantato in me il seme della vocazione missionaria. Il primo anno di teologia ho lasciato il seminario e sono entrato nel noviziato dei saveriani.

Ricordo il giorno in cui i miei compagni di seminario sono stati ordinati presbiteri nel 1965. Dopo la Messa, ho incontrato mons. Zinato che mi disse un po’ scherzando: “ecco colui che ha tradito il seminario”. È stato un vero tradimento o piuttosto il frutto della forte sensibilità missionaria della mia chiesa diocesana, del seminario di Vicenza e della mia parrocchia d’origine di Valdagno?

Con la mia gente, in Sierra Leone

Ho speso i primi otto anni in Italia nella scuola apostolica di Vicenza e un anno negli Stati Uniti. Poi, finalmente, nella mia amata Sierra Leone dal 1976 fino ad oggi, con una recente pausa di oltre sei anni nelle comunità di Parma, San Pietro in Vincoli e Udine. Lo scorso novembre, il Signore mi ha fatto la grazia di poter tornare in missione e spendere ancora qualche anno al servizio della mia gente, che da anni è diventata la mia famiglia e campo di apostolato missionario.

La promessa di Gesù ("chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto") si è pienamente avverata. Alla grazia del sacerdozio missionario, si è aggiunta anche l'esperienza del vangelo, vissuto attraverso l'incontro con il movimento dei Focolari. Questa esperienza ha segnato profondamente la mia vita e apostolato.

Il lavoro comunitario dà frutti

Ciò ha permesso a vari gruppi di cristiani di acquisire una conoscenza della vita cristiana attraverso la "parola di vita", condividendo le esperienze fatte con altri cristiani. Ciò ha portato a un cambiamento di atteggiamenti e comportamenti nelle relazioni personali e ha avuto un’influenza benefica anche nei rapporti con i miei confratelli.

Abbiamo dato priorità a un lavoro apostolico, frutto di impegno comunitario, piuttosto che di iniziativa personale.

I frutti non sono mancati in questi 34 anni di missione: nuovi cristiani, nuove comunità cristiane anche nei villaggi più lontani, nuove famiglie cristiane, nuove chiese e scuole cattoliche elementari e superiori. Negli ultimi anni l’avvio di una radio diocesana, ora estesa in tutto il Paese, è diventata un prezioso strumento di evangelizzazione che entra nelle case di cristiani e musulmani.

“Grazie” al Signore e a chi mi ha seguito

Insieme ai miei compagni di ordinazione (in quel lontano 16 ottobre 1966), e anche ai miei compagni del seminario di Vicenza, con i quali ho celebrato il 50° nel 2015, canto una grande lode al Signore. Rinnoviamo la promessa di fedeltà per gli anni che ci restano e affidiamo alla sua misericordia le nostre debolezze, sbagli e il bene non fatto.

Ricordiamo, nella nostra preghiera, prima di tutti i nostri genitori e poi tutti coloro che ci hanno accompagnato nel cammino verso il sacerdozio.

Sono persone care che ci hanno guidato con amore e sapienza verso il raggiungimento del sacerdozio missionario.



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