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Tanti auguri "grillo parlante": 85 candele di p. Peruzzo

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Il ritrovo era fissato alla "Trattoria dei celibi" di Arcugnano, Vicenza, per festeggiare non degli accaniti scapoloni, ma una vita donata a Dio e ai fratelli.

Un battesimo... scivoloso

"Cari confratelli, sono passati già cinque anni dalla celebrazione dei miei 80 sui colli Berici, e ora di nuovo sono con voi per festeggiare gli 85 anni. Scorrono e non si cancellano i ricordi. Sono nato il 4 febbraio del 1922 e il 12 sono stato battezzato. Ho scovato questo dato nell’archivio parrocchiale".

Mamma Lucrezia, secondo il costume, rimane a casa in preghiera. Papà Michele, con i quattro figli, accompagna per il battesimo la nipote Ernesta, che tiene il bambino infagottato in una federa ricamata. Ma quando, dopo la cerimonia, il corteo sta per rientrare, accade l’imprevisto. Il bimbo Giacomino all’improvviso sbuca dalla federa, scivola via e si adagia sulla neve soffice. Ernesta continua il percorso per un centinaio di metri, ma quando si accorge del fagotto alleggerito, grida: "Oh Dio, il bambino non c’è più!". Dietro front, come Maria e Giuseppe sconsolati. Fatti pochi passi, il bimbo è ritrovato e raccolto; viene rinfilato, ancora dormiente, nella federa e consegnato alla madre a casa.

Un loculo come rifugio

A sette anni, Giuseppe inizia la scuola, conteso tra Montepulco, Priabona e Malo. Poi, lo aspetta al varco la seconda guerra mondiale. Arruolato, viene assegnato all’80° battaglione di fanteria, in partenza per la Russia. Un dottore benevolo lo salva e lo manda in famiglia, riformato. Passa tre anni da imboscato, rischiando tra repubblichini, tedeschi e partigiani.

Per sfuggire ai rastrellamenti, inventa un rifugio sicuro per la notte: un loculo vuoto al cimitero, temendo più i vivi che i morti. Esauriti gli spari, incappa in un saveriano doc, p. Tiberio Munari. I due stendono il contratto: è l’incontro che cambia la sua vita.

In Indonesia per 40 anni

Giuseppe penta saveriano a ottobre del 1947 e, dopo gli studi a Desio e Piacenza, viene ordinato sacerdote il 4 aprile 1954. Passano ancora 5 anni di attesa e il 17 luglio del 1959 finalmente parte per l’Indonesia, con l’incarico particolare di seguire le costruzioni.

Quarant’anni volano nelle isole dell’arcipelago, tolto qualche breve rientro tra i monti nativi, dove trova la sorpresa: qualcuno tra i parenti e gli amici se n’è andato all’aldilà. Sarebbe troppo lungo passare in rassegna le avventure e le imprese. "Ma lasciamo i ricordi del passato - dice p. Giacomo. Le tavole attendono imbandite; sono giunti tutti gli invitati; prendiamo in mano il bicchiere e brindiamo al mio 85mo compleanno.

È cominciata la festa!".



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