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Sud/Nord Notizie: G8, Italia, Bangladesh, armi leggere

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G8: impegni e commenti

La crisi colpisce i più poveri. Il dato di maggior rilievo della dichiarazione approvata all'Aquila dai rappresentanti del G8 e di otto nazioni africane è il riconoscimento che la crisi economica mondiale ha colpito soprattutto le società dei paesi poveri. Si stabilisce l'impegno a garantire all'Africa "20 miliardi di dollari" in tre anni per "assicurare lo stabile sviluppo dell'agricoltura e fornire adeguati aiuti alimentari d'urgenza". Sono state ribadite le promesse fatte tre anni fa e non mantenute.

Principi condivisi, ma non vincolanti da un punto di vista pratico, fanno parte anche della dichiarazione sull'acqua, in cui si chiede di "costruire una sinergia più forte fra paesi africani e quelli del G8 per allargare l'accesso all'acqua e all'igiene pubblica".

• In attesa di fatti. "Aspettiamo che gli impegni si concretizzino e che le risorse siano destinate ai piccoli produttori, in particolare donne e famiglie, per sostenere la loro attività nei mercati locali e internazionali. Serve maggiore chiarezza anche su chi effettivamente gestirà questi fondi", ha detto Sergio Marelli, direttore di Volontari nel mondo (Focsiv).

Marta Guglielmetti, coordinatrice per l'Italia della Campagna del millennio, ha aggiunto: "Gli otto grandi non hanno indicato un piano di rientro finanziario e politico per trasformare gli intenti in fatti. L'apertura del G8 agli stati di Asia e Africa ha prodotto qualche passo avanti soprattutto in tema di cambiamenti climatici, commercio e crisi alimentare. Ma i risultati raggiunti rischiano di non essere sufficienti".

• Facendo i conti. "Cinque euro e 18 centesimi l'anno, cioè 43 centesimi al mese. È questa la cifra promessa per ogni africano dal G8 dell'Aquila. Tanto più che la somma degli aiuti complessivi ai Paesi poveri arriva appena allo 0,13% dei soldi stanziati in questi mesi per arginare la crisi nei Paesi ricchi.

La Banca Mondiale aveva chiesto mesi fa ai Paesi industrializzati di destinare lo 0,70% delle risorse stanziate dai provvedimenti nazionali anticrisi per interventi a sostegno dei 43 Paesi in via di sviluppo in difficoltà. Se avessero accolto l'invito avrebbero dovuto mettere insieme 103,6 miliardi di dollari, cinque volte più di quelli stanziati a L'Aquila. I venti miliardi, di cui solo una parte dovuti a nuove iniziative, sono in realtà una semplice pezza per i problemi che tanti Paesi devono affrontare a causa di una crisi globale di cui non sono responsabili". (G.A. Stella - Corriere della sera)

• E l'Italia? Il nostro Paese esce dal G8 con impegni ambiziosi. Tra deficit vecchi da colmare e le nuove promesse in ogni direzione, la quota supererebbe i 2 miliardi di dollari. L'Associazione delle Ong esprime molte perplessità sulla capacità di onorare le promesse celebrate al G8, considerati anche i tagli alla cooperazione finora attuati. Una verifica avverrà con l'elaborazione della prossima "legge finanziaria".

La Tavola della pace, invece, ha sottolineato che per organizzare il G8 l'Italia ha speso più dell'intero bilancio che dedica alla lotta alla povertà (400 milioni di euro contro i 321,8 stanziati quest'anno).

Serve trasparenza

• Bangladesh: i poveri si ribellano. Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006, è noto come il "banchiere dei poveri": quasi otto milioni di clienti in 85 mila villaggi del Bangladesh usufruiscono del microcredito dalla sua Grameen Bank. Dopo Aila, l'uragano che ha distrutto case e raccolti per 5 milioni di persone, la Grameen ha dichiarato di aver smesso di incassare le rate per dare cibo, acqua, aiuti sanitari. Visto dal villaggio di Kalapara, il quadro appare diverso. "La filiale di Grameen Bank è passata a riscuotere la sua rata settimanale il giorno dopo il ciclone", racconta la portavoce di un gruppo di clienti.

Uno dei problemi del microcredito è la famosa obbligazione di gruppo. Nel caso di insolvenza individuale, gli altri devono ripianare. Secondo la banca è un modo per responsabilizzare le comunità. In pratica, la gente deve autotassarsi andando in difficoltà. Ciò provoca liti e denunce nei villaggi.

• Export armi leggere. Dal Rapporto 2009 di "Small Arms Survey" è emerso che dopo gli Stati Uniti, l'Italia è al secondo posto tra i maggiori esportatori di armi leggere e di piccolo calibro nel periodo 2000-2006 (434 milioni di dollari). Tra le varie tipologie di armi figurano pistole sportive e da caccia, caricatori, revolver e pistole (ad uso civile, non sportivo né militare), fucili sportivi e da caccia. Desta preoccupazione il livello di trasparenza dell'Italia, scesa dal secondo al 12° posto, perché non ha specificato i criteri di licenza alla vendita.



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